Da Ossi alle Ande in cerca di Dio La storia straordinaria del frate questuante Girolamo Pilo


PIETRO SIMULA OSSI. Quella di Girolamo Pilo, nato a Ossi il 24 maggio 1831 e morto ad Arequipa (in Perù) il 19 dicembre 1906, è una storia di emigrazione vissuta alla ricerca di una voce misteriosa, quella della vocazione. Una storia di umiltà e di penitenza che pochi a Ossi conoscono e che merita di essere raccontata. E'la storia straordinaria di un frate questuante partito per seguire «la voce».Girolamo Pilo è nato in via Principe Umberto - nel rione di Pascasi - da Salvatore Pilo e da Greca Masia, due contadini che vivono dal lavoro dei campi. La sua vita è segnata da subito da eventi straordinari spiegabili solo con il ricorso al soprannaturale. Si racconta, ad esempio, che in un periodo di grande carestia si sia recato a monte (Monte Dolis?) in cerca di qualcosa da mangiare, ma debole e malandato sia sceso dal mulo e si sia addormentato per terra. Pare che in sogno "qualcuno" gli abbia indicato le radici e i grumoli con i quali nutrire sè e la la propria famiglia. Fonte principale delle memorie orali sulla famiglia e sulla giovinezza di Girolamo, o Ziromine (come si dice in sardo), è il professor Giovanni Pilo, letterato, nipote di Girolamo da parte del fratello minore Bartolomeo. Si sa che il nostro era in qualche modo istruito, che amava cantare in sardo e comporre versi in modo estemporaneo. Dopo la morte del padre, Girolamo ad appena 10 anni, va a vivere dallo zio materno Francesco Masia. Masia è un allevatore e lo porta con sé nella Nurra. Qui lo impegna a guardia delle vacche. In questo periodo ha occasione di visitare, a Nulvi, il convento di S.Bonaventura, da cui poi prende il nome come religioso. A 18 anni decide di farsi frate. Ammesso nell'ordine francescano dei Minori Osservanti, che aveva sede nel convento di S. Pietro a Sassari, viene destinato "alla questua tra il popolo", compito che svolge con umiltà e dedizione per undici anni. Terminato il noviziato ed emessa la professione dei voti religiosi, il frate laico Bonaventura da Ossi, "desideroso di maggiore perfezione", chiede e ottiene di essere trasferito al convento di ritiro di Civitella (Roma). Comincia così la sua avventura di religioso "emigrante". Mentre la sua vita continua nella preghiera e negli esercizi di penitenza e mortificazione (dedica appena tre ore al riposo) incontra il frate spagnolo Padre Antonio Lopez de Loya, che gli suggerisce di andare oltre oceano. Ottiene quindi il permesso di recarsi in Argentina, a Buenos Aires, con l'incarico di collettore di Terra Santa. Dopo soli due anni frate Bonaventura, desideroso di dedicarsi a una vita di apostolato, ottiene ancora di trasferirsi, stavolta in Perù. Da Buenos Aires a Valparaiso compie il viaggio per terra, a piedi e chiedendo l'elemosina. Dopo alcuni giorni trascorsi in Cile in attesa di imbarcarsi, parte per Callao. Arriva finalmente a Lima, capitale di quello che fu l'impero degli Incas. Qui rimane alcuni mesi; poi (nel 1870) i superiori lo destinano al collegio della "Recolletta" di Arequipa, seconda città del Perù per importanza e popolazione, che sorge sul vulcano omonimo a 2.329 metri sul mare. Quando frate Bonaventura arriva ad Arequipa ha 39 anni. Durante i 30 anni in cui vive alla "Recolletta" prende l'incarico della cucina, impara a fare i sandali, viene ridestinato "alla questua" e ad accompagnare i missionari nei loro giri fra la popolazione ma, soprattutto, non viene mai meno alla sua vita di penitente. Pietro Simula