«Associazione non riconosciuta» Consorzio Costa Smeralda declassato dai giudici di Sassari


SASSARI. La rivolta dei piccoli proprietari nei confronti del Consorzio Costa Smeralda potrebbe trovare un autorevole, seppur involontario, alleato nella corte d'appello di Sassari. Con una sentenza dello scorso maggio, infatti, i giudici civili hanno espresso un importante parere sullo stesso Consorzio che viene definito un'associazione non riconosciuta, dalla quale, ciascun affiliato può decidere di allontanarsi. Questo parere, estrapolato da una causa intrapresa dall'avvocato Manlio Perantoni, potrebbe offrire un forte sostegno al contenzioso, sempre più aspro, che vede all'attacco alcuni consorziati. Si dicono stanchi di essere salassati dalla "Servizi Consortili Costa Smeralda" che riscuote alcuni tributi per conto del Comune di Arzachena. La vicenda, decisamente ingarbugliata, muove da una presunta discriminazione verso i piccoli proprietari che sarebbero costretti a pagare in base a parametri definiti estremamente gravatori e non suffragati da metodi legittimi e coerenti con lo statuto. Il passaggio è contenuto nel ricorso (avvocati Franca Palitta, Domenico Putzolu e Salvatore Deiana) che alcuni proprietari hanno presentato ai giudici di Tempio che devono ancora pronunciarsi. A leggere le motivazioni della Immobiliare Nibani, della Virgola snc, della Solemar srl, di Antonio Verona, Tiziana Maucci e della Kore snc, ci si troverebbe di fronte a inique gabelle. Stando a una consulenza tecnica, allegata agli atti, sembra che i coefficienti consortili applicati ai negozi, siano superiori del 30% rispetto ai valori correnti, mentre quelli applicati agli alberghi siano inferiori del 40%; e siano eccezionalmente lontani dalla realtà quelli dei terreni da lottizzare. Sotto accusa, da parte dei ricorrenti, la Ciga Immobiliare Sardegna, proprietaria della quasi totalità dei terreni non ancora lottizzati e di numerosissimi alberghi nel comprensorio del Consorzio. Il dato, a dir poco curioso, che si evince dalla lettura degli atti è che ben altra era la situazione prima che il Consorzio sollecitasse una perizia alla società statunitense American Appraisal. Dopo la relazione dei consulenti, la Ciga, che prima versava il 60% delle quote, si è vista dimezzare gli oneri: ne paga solo il 30%. E tutto questo sarebbe lesivo ed illegittimo, secondo i ricorrenti, visto che si obbligano i consorziati a subire univoche decisioni del consiglio di amministrazione, al quale non tutti hanno la possibilità di partecipare e muovere rilievi. Proteste che non riguardano solo il quantum (per esempio, pagare 5 milioni annui di contributi per 70 mq abitabili) ma anche la modificata realtà dei fatti: diversi servizi essenziali sono diventati pubblici e dunque vengono utilizzati anche da non consorziati. Ma c'è di più. Attraverso un ricorso presentato alla magistratura gallurese da due ex amministratori del Consorzio (l'avvocato Delitala di Tempio e l'architetto Pobieski) si contesta anche la norma che consente ad alcuni soci fondatori di avere sei voti per ciascuno contro il solo voto di ogni associato. Un modo abbastanza efficace, seppure insolito, per avere sempre maggioranze "solide". All'interno di questa matassa si inserisce la sentenza della corte d'appello di Sassari, che indica il Consorzio come una mera associazione di fatto. Una opinione che va a integrare le conseguenze scaturite dalla decisione del Comune di Arzachena che nel 1997 aveva dichiarato di pubblica utilità le urbanizzazioni primarie (strade, fogne, rete idrica), per la cui realizzazione lo stesso Consorzio era nato. Con la pubblicizzazione di queste opere, il Costa Smeralda avrebbe visto concludere la propria finalità originaria. E la successiva convenzione con il Comune di Arzachena, per la riscossione dei tributi, andrebbe al di là degli obblighi statutari e quindi potrebbe liberare i consorziati da alcune imposizioni che appaiono francamente esagerate. Per esempio, quella di pagare l'acqua fornita dall'Esaf a un prezzo doppio di quello che viene sborsato all'ente regionale e dunque con una tariffa di molto superiore a quella che grava su qualunque altro cittadino che abiti o dimori nel territorio arzachenese. D'altro canto, se la motivazione che sta alla base di prezzi tanto elevati, risiede (è solo una malignità?) nella necessità di concorrere ai costi di mantenimento del Consorzio, si comprende la voglia matta di tanti associati che chiedono di affrancarsi da quote così salate, la cui entità, comunque, dovrebbe essere determinata dall'amministrazione di Arzachena. Invece, non solo non è così, ma questo calvario rischia di protrarsi ancora a lungo. L'esistenza del Consorzio Costa Smeralda era prevista sino alla fine del 2000. E molti fra gli interessati ritenevano accettabile tale scadenza, visto che nel frattempo tutte le infrastrutture sono state completate. Ma questa data, proprio recentemente, è stata prorogata di altri 50 anni: una mazzata che ha gettato più d'uno nello sgomento. Non è dunque improbabile che tutti questi aspetti giudiziari trovino una importante eco nell'assemblea generale ordinaria che è stata convocata per oggi. All'ordine del giorno, la relazione 1999 e il budget 2000, ma è chiaro che i partecipanti avranno anche altri pensieri per la testa.