Barones de sa tirannia, lo dice Guccini Nell'ultimo cd dei tenores di Neoneli il cantautore emiliano, Branduardi e Ligabue


SAN TEODORO. L'inno del patriota sardo contro i feudatari scritto da Francesco Ignazio Mannu nel 1796, uno dei canti maggiormente apprezzati dal popolo sardo, è stato ripreso dal coro a tenores Cultura popolare di Neoneli nell'ultimo album, che arriva a distanza di quattro anni dal fortunato «Terra nostra», uscito nel '96, al quale partecipò Elio delle storie tese. La partecipazione di musicisti d'oltre Tirreno si è moltiplicata e oltre a Elio, ormai sardo d'adozione, al cd «Barones» prendono parte artisti come Francesco Guccini, Angelo Branduardi, Luciano Ligabue e Francesco Baccini, che si sono perfettamente immedesimati nel ruolo di cantores, interpretando alcune strofe in sardo, con risultati spesso sorprendenti. Primi in assoluto tra i musicisti sardi ad incidere un ellepi (nel '79 a Parigi: Coro di Neoneli, chants et musique des bergers de Sardaigne), i quattro componenti del gruppo, Tonino Cau (che è anche direttore artistico), Nicola Loi, Ivo Marras, e Peppeloisu Piras hanno avuto un successo crescente passando per la biennale di Venezia, il Folk studio di Roma, sino al concerto in diretta televisiva a Parigi. Conosciuti dagli addetti ai lavori come il coro dei poeti, si sono cimentati anche nella pubblicazione di tre libri, «Versos de cuncordia», contenente i testi dei brani di repertorio,«Vite fuori, storie sconosciute di sardi lontani» dalle narrazioni dei numerosi emigrati di origine sarda conosciuti durante le numerose tournée in giro per il mondo e infine, «Isteddos, rimas e logos amenos», una raccolta di poesie sulla tutela dell'ambiente. «Barones» è stato presentato domenica a San Teodoro, maù uscirà sul mercato a settembre. E' un progetto che ha richiesto due anni di preparazione. Contiene tutte le 47 strofe dell'inno sardo, con numerose soluzioni musicali e con collaborazioni di prestigio. Il testo di «Barones» viene accompagnato da numerose soluzioni musicali partendo dal classico ballu tundu, ed è eseguito con sette ritmi diversi. Per quanto riguarda invece gli strumenti musicali, nel disco sono state utilizzate oltre alla launeddas di Orlando Mascia di Maracalagonis, la trunfa (scacciapensieri) di Nicola Loi di Ortueri, l'organetto di Roberto Fadda di Austis e le chitarre di Giannetto, Onofrio e Antonio Cocco (voce nel preludio n 2) di Narbolia. Branduardi, Ligabue Baccini, Guccini, Branduardi, Ligabue ed Elio interpretano 17 delle 47 strofe, le restanti 30 sono tutte cantate dai tenores Tonino Cau, Peppeloisu Piras, Nicola Loi e Ivo Marras, mentre nel preludio n 4, la voce recitante è di Peppino Marotto.

Sergio Secci