Un libro del giovane studioso tempiese Guido Rombi dedicato al trentennio di episcopato di Arcangelo Mazzotti Storia di un teologo guerriero Il rapporto tra Chiesa e società a Sassari dal 1931 al 1961


Padre Gemelli lo chiamava, scherzando, "Monsignor Rustico". Non era una definizione tutta sbagliata per quel frate Arcangelo che era diventato, nel 1931, arcivescovo di Sassari: un temperamento guerriero, un teologo innamorato dell'azione. Al trentennio di episcopato di Arcangelo Mazzotti ha dedicato un libro Guido Rombi, studioso tempiese che si è laureato in quella università cattolica di Milano che fu fondata da Agostino Gemelli non senza il conforto dello stesso Mazzotti. Il libro è intitolato «Chiesa e società a Sassari dal 1931 al 1961» e ha nel sottotitolo il riferimento a Mazzotti (edizioni di Vita e pensiero, 324 pagine, 50 mila lire).Mazzotti e Gemelli si incontrarono nel 1902, a Milano, dove Mazzotti, che prendendo i voti aveva cambiato il nome da novizio di Samuele e quello di nascita di Andrea in quello di Arcangelo, faceva il servizio di leva come infermiere nell'ospedale militare di Sant'Ambrogio. Gemelli era un medico già abbastanza conosciuto per i suoi studi di psicologia; si ciamava Edoardo: Mazzotti l'avrebbe convertito al cattolicesimo, anche lui sarebbe diventato francescano e avrebbe preso il nome di Agostino. Nel 1912 i due fondavano l'Opera delle Impiegate, la prima delle associazioni cui diedero vita nella loro infaticabile azione di proselitismo, e nel 1913 Gemelli faceva diventare Mazzotti, che era già suo direttore spirituale, direttore spirituale anche di Armida Barelli, fondatrice e prima presidente della Gioventù femminile di Azione cattolica, una delle figure più importanti del laicato cattolico del Novecento. Mazzotti era nato a Cologne Bresciano, quarto di otto figli, nel 1880 (Gemelli aveva due anni più di lui). Di famiglia molto povera, era entrato in convento a 15 anni, nel 1905 fu ordinato sacerdote. Richiamato durante la guerra del 1915-18 organizzò con Gemelli iniziative come la "messa del sondato" e soprattutto la consacrazione dell'esercito al Sacro Cuore, che partendo dall'Italia avrebbe poi interessato anche la Francia, il Belgio e la Gran Bretagna. Negli anni intorno al 1920 collaborò con Gemelli alla fondazione dell'università cattolica, dove anche insegnò tra il 1924 e il 1931. Quell'anno fu nominato da papa Pio XI arcivescovo di Sassari. Ci sono molte testimonianze sul travaglio che quella nomina portò a Mazzotti: si sentiva impari al compito, andò dal papa, piangendo, a chiedere di essere esonerato. Ma poi subito obbedì: questo senso della necessità di una gerarchia, e dunque dell'obbedienza assoluta che si deve ai superiori (ma più ancora alla chiesa) fu un tratto che l'avrebbe accompagnato per tutta la vita. "Oportet illum regnare", fu il suo motto. A Sassari Mazzotti arrivava dunque, in quell'aprile del 1931, da una serie di esperienze di altissimo livello: praticamente, aveva conosciuto il meglio del cattolicesimo italiano, vescovi, sacerdoti o laici che fossero. Era un finissimo teologo. Ora veniva in Sardegna a rimettere in sesto una diocesi che i missionari definivano, in quegli stessi anni, un «terreno vergine incolto», caratterizzato (soprattutto nella periferia) da una «ignoranza incredibile in fatto di religione»: sin dalla prima visita pastorale Mazzotti si accorse che bisogna mettere profondamente mano a quella «religione esterna e festaiola» (sono parole sue). La figura del vescovo _ è stato spesso notato _ ha una sua centralità nella vita delle province italiane (e in particolare nel Mezzogiorno: dove, al tempo di Mazzotti, i vescovi arrivavano soprattutto dal Nord, scontando dunque anche profonde differenze culturali). Raccontare la storia dei trent'anni sassaresi di monsignor Mazzotti ha voluto dire dunque, per Rombi, anche raccontare la vita civile e sociale, politica e culturale della città: soprattutto nei rapporti con quei laici cattolici che, giovani e meno giovani, erano anche un pezzo importante della classe dirigente cittadina. E più lo sarebbero diventati nel dopoguerra, quando da Sassari uscirono due presidenti della Repubblica, formati uno (Segni) alla scuola di Mazzotti, l'altro (Cossiga) nella frequentazione quasi quotidiana dell'altro grande personaggio dell'episcopato mazzottiano: quell'Enea Selis che, arrivato a Sassari nel 1939, divenne presto il segretario di Mazzotti e, attraverso Fuci, uno dei motori della vita religiosa e culturale della città. Poi divenne anche lui vescovo, come altri tre vescovi formatisi alla scuola di Mazzotti, Antonio Tedde e Francesco Spanedda (tutti e due anche direttori di "Libertà", il settimanale diocesano) e il più giovane Pietro Meloni. Morendo nel 1961 Mazzotti lasciava una città (anche dal puro punto di vista dello spirito religioso) ben diversa da quella che aveva trovato trent'anni prima. Rombi ricostruisce l'intero trentennio con una straordinaria messe di documenti, seguendo la bussola di un metodo di racconto e di scrittura che vale la pena di segnalare fra i meriti del libro: Rimasto semiparalizzato nel 1958 (e affiancato da un amministratore apostolico che, sebbene fosse un amico come monsignor Spanedda, il suo carattere irruento e combattivo faceva una qualche fatica a sopportare) continuò a preoccuparsi dei giovani e delle religiose (specie le manzelliane suore del Getsemani, che lo sentivano come un padre). Nel 1943, durante i massicci bombardamenti su Cagliari, aveva organizzato una settimana mariana a conclusione della quale aveva fatto il vosto che, se Sassari si fosse salvata dalle incursioni, ogni anno i sassaresi sarebbero andati a renderne il merito alla Madonnina delle Grazie. Quel voto si ripete sempre, l'ultima domenica di maggio, anche nel ricordo del grande arcivescovo.di Manlio Brigaglia