Storia della piccola casa editrice nuorese nata circa dieci anni fa da una idea di tre giovani librai Editoria, ora soffia «Il Maestrale» La piccola Sellerio sarda raccontata dai diretti protagonisti


NUORO. Una sera sonnolenta dell'autunno del 1992, chiuse le serrande della libreria, i tre giovani della «Novecento» si guardano negli occhi e decidono. Nasce «Il Maestrale». Una piccola casa editrice tutta nuorese, destinata a lasciare traccia di se nel panorama editoriale sardo. E non solo. Come un piccolo Davide, la società composta da Raffaele Casula, Peppe Podda e Gian Luigi Cugusi, armata di coraggio, pochi soldi e disponbilità al rischio, carica la fionda (di idee nuove) e muove contro i giganti del libro. Ma più che una guerra contro gli altri è una sfida con se stessi. L'idea di una piccola casa editrice covava dentro da tempo. Forse dal giorno in cui comprarono e riaprirono la libreria "Novecento". Mancava qualcosa all'editoria sarda e questo i tre giovani l'intuivano bene. Ma l'idea aveva ancora contorni sfumati. Non era progetto. Il progetto vero e proprio partì dieci anni più tardi, subito dopo un convegno su Salvatore Cambosu 1992 a Orotelli. «Il Maestrale» cominciò ti con la ristampa di «Lo sposo pentito» e con le «Novelle» mai pubblicate di Grazia Deledda. Era quasi d'obbligo partire dai grandi scrittori nuoresi. Il pubblico gradì e la vendita andò benino. Ma le idee nuove della piccola casa editrice erano altre. Si puntava già da allora sulla "scoperta" di autori nuovi, nuoresi e non: di giovani scrittori che avevano qualcosa da raccontare, con linguaggi e scrittura nuova, fuori dai provincialismi, partendo dal villaggio, ma per parlare a un pubblico vasto, non solo sardo. Andando oltre i mostri sacri, quindi, nel 1993 «Il Maestrale» intraprese questa strada e pubblicò "Amarante" di Giovanni Dettori, premio Dessì a Villacidro. La cosa servì per il lancio d'immagine della casa editrice nel mondo culturale sardo e anche in quello italiano. L'anno dopo seguì la pubblicazione di due romanzi di Sergio Atzeni: «Il quinto passo è l'addio» e «Passavamo leggeri sulla terra». La qualità letteraria e il nuovo sono garantiti. Nel 1996-97 cominciò inoltre la grande stagione segnata da un nome destinato a brillare nel firmamento letterario nazionale ed europeo: il nome di Marcello Fois, giallista nuorese, autore di "Nulla", romanzo noir pubblicato, appunto, da «Il Maestrale». L'anno seguente va in stampa anche "Sempre caro" primo premio Scerbanenco, con prefazione di Camillieri, giudicato come il migliore giallo italiano dell'anno, che lancia anche la piccola casa editrice nuorese fra i giganti dell'editoria nazionale. Di Fois viene pubblicata la quadrilogia. Il 1999 è invece l'anno di Zerilli Merimèe, ma anche l'anno di lancio di un nuovo autore: Salvatore Niffoi di Orani che pubblica il romanzo «Il viaggio degli inganni», finalista del premio Dessì, accolto bene dalla critica. Con il Duemila infine parte una nuova serie con «Maschere e angeli nudi» di Maria Giacobbe, «Esercizi di salvezza» del poeta nuorese Roberto Concu Serra, «Fàulas» romanzo di Luciano Marrocu e «I maestri Cantori» romanzo di Gianluca Floris. «Il Maestrale» già inagurata da autori di calibro, come Bachisio Zizi e Giulio Angioni, ha ormai ingranato la marcia giusta e punta a traguardi ambiziosi. In questi anni la piccola editrice si accorge inoltre che nel marcato sardo esiste uno spazio vuoto, una nicchia in cui può inserirsi con una serie mirata all'ambiente. Ed ecco nascere la nuova collana «Quaderni Natura» con formato tascabile, grafica originale, foto a tutta pagina su flora e fauna locali. E prezzo accessibile, contrariamente a quello che praticano le case specializzate nel settore. Escono così sette nuove pubblisazioni: I fiori e la flora della Sardegna, Gli animali della Sardegna, Il Gennargentu e il Supramonte, L'ambiente marino della Sardegna, Le grotte della Sardegna e Le piante officinali della Sardegna. La casa editrice nuorese c'ha azzeccato anche stavolta. E i risultati di mercato arrivano subito: si vendono dalle quattromila alle seimila copie. Quasi il triplo delle vendite medie generali in Sardegna. In cantiere infine altre due collane, i «Menhir» con ristampa economica dei testi di Antonio Pigliaru (Codice della vendetta barbaricina) e Salvatore Cambosu (Miele aamaro). E un'altra che avrà come titolo «Un'isola in festa», con testi e foto di Franco Ruiu sulle sagre della Sardegna. Ripensando alla strada percorsa, Raffaele Casula, ricorda i primi giorni, i dubbi sul titolo da dare alla società editrice, le paure e gli entusiasmi. «All'inizio _ dice _ pensavamo di dare alla società il nome di Pegaso, ma poi prevalse "Il Matestrale", il nome di un vento forte e dominante che libera il cielo dalle nubi e fa intravedere orizzonti nuovi». Buon nome, ottimi auspici. Il Maestrale infatti gonfia subito le vele della piccola editrice che comincia a navigare in mare aperto, oltre le coste conosciute, cercando scrittori nuovi e in settori inesplorati. «Molti giovani nuoresi e sardi _ ricorda Peppe Podda _ hanno infatti cominciato a mandarci elaborati e manoscritti, con romanzi, racconti e poesie. E tra questi il nostro gruppo di esperti ha individuato veri e propri talenti su cui valeva la pena scommettere». «Il Maestrale» insomma durante il suo percorso scopre un mondo nuovo fatto di potenziali scrittori "moderni", fuori dai limiti del provincialismo. Scrittori che non rinnegano nè la terra nè il villaggio di appartenenza, da dove attingono a piene mani, ma parlando a un pubblico più vasto, con stili e trame del tutto originali. «Siamo a contatto con giovani scrittori _ sottolinea Gianluigi Cugusi _ che hanno buone capacità narrative. Capacità che rompono decisamente con la chiusura letteraria provinciale e che proiettano questo piccolo mondo antico in un villaggio davvero globale». Il Maestrale, insomma, soffia forte, anche fuori dell'isola, da dove arrivano proposte di pubblicazione. Un giovane scrittore francese ha già bussato alla porta. E «Il Maestrale» gliel'ha aperta.

Nino Bandinu