Gli incidenti a Rimini Identificati i tifosi dopo la guerriglia


RIMINI. Sono una quindicina i tifosi del Rimini protagonisti dei tafferugli alla fine della partita, vinta domenica scorsa al 90' dal Castel San Pietro, identificati dalla polizia con fotografie e filmati: per loro scatterà il divieto di accesso allo stadio, per alcuni anche la denuncia. La sconfitta in casa del Rimini (1-0), che ha perso il vertice del girone B della C2, è stata seguita da episodi di guerriglia fuori dallo stadio con lancio di lacrimogeni da parte della polizia e squadra assediata per ore. Il bilancio parla di 4 agenti contusi, del custode dello stadio ferito alla fronte (prognosi 8 giorni), danni all'impianto (che il Comune ha quantificato in un milione e che la società si è offerta di risarcire), a due pullmini e una macchina della Questura. Una famiglia, con un neonato, che abita di fronte allo stadio, sul cui balcone sono finiti due lacrimogeni, è andata a farsi controllare in ospedale. I lacrimogeni sono stati rilanciati dai tifosi, ha precisato il vicequestore vicario Marcello Gentile. In servizio c'erano 35 uomini, a cui se ne sono aggiunti altri 10. I tifosi del Rimini avevano lanciato contro gli agenti e dentro lo stadio cartelli stradali, cerchioni di auto, pietre. La polizia ha scortato arbitri, ispettori di Lega e il tecnico Alessandrini (che si è poi dimesso ed è stato sostituito da Elvio Selighini, allenatore elle giovanili). I giocatori erano usciti scortati dopo le 20.30.