Due menhir in fuga d'amore Le «Perdas Longas» nel territorio di Guspini


di Salvatore Tola Cosi come oggi, anche un tempo doveva essere piacevole fermarsi in una regione come quella intorno a Guspini, con tutti i vantaggi che offre il confine tra il Campidano e i monti non alti ma erti e mossi dell'Arburese: ci sono i boschi e le terre da coltivare, il clima è dolce, i corsi d'acqua sono numerosi. E infatti la zona, nella parte nord occidentale della provincia di Cagliari al confine con quella di Oristano, conserva resti di tutte le epoche: anche menhirs o pietrefitte (perdas fittas), tra i pochi che si possono vedere intorno a Oristano. Non è difficile raggiungerne una coppia, conosciuta come Perdas Longas («pietre lunghe»), in regione Corte Semmucu. Dal paese bisogna prendere la strada rettilinea che, dirigendosi verso Oristano, attraversa la zona industriale. Dopo circa quattro chilometri, oltrepassato l'ultimo stabilimento, un segnale recita sinteticamente «Perdas Longas». Si prende a destra una secondaria, asfaltata per un primo tratto, che si inoltra tra i terreni coltivati; dopo poche centinaia di metri raggiunge un agglomerato di case; subito prima, nel campo a destra, si scorgono le due pietre ritte. Si distinguono per le dimensioni e la forma; una, maggiore e più tozza, raggiunge i due metri e 60 centimetri ed è chiamata localmente Sa Sennoredda («La Signorina»); l'altra misura 180 centimetri e, affusolata e appuntita verso l'alto, sembra confermare l'ipotesi di una rappresentazione del fallo o elemento maschile. Gli archeologi suppongono infatti che l'accostamento di due menhirs, piuttosto frequente nell'isola, fosse legato all'esigenza di rappresentare il dualismo primitivo Dea Madre-Toro. Queste infatti le divinità, raffigurate anche nelle domus de janas, venerate in Sardegna nel Neolitico recente, quando la scoperta dei metalli e l'inizio delle attività agricole davano impulso alla civilizzazione. I menhirs sorgevano infatti sia presso gli insediamenti, quasi a proteggerli e a costituire luoghi di preghiera a portata di mano; sia lungo i percorsi, soprattutto quelli della transumanza, dove potevano costituire l'equivalente delle nostre cappellette o santuari; ma anche punti di riferimento per il viaggio. Le due statue di Perdas Longas potevano avere, in una zona evidentemente abitata ma anche al confine tra la piana e le prime colline, entrambe le funzioni; e il fatto che siano rimaste al loro posto, anche in una zona così intensamente coltivata e frequentata, sta a confermare che, una volta erette, hanno conservato a lungo entrambi i ruoli, di divinità e di elementi per l'orientamento. Oggi, cancellati ormai gli antichi significati, rimane una delle tante leggende di pietrificazione: Sa Sennoredda e il suo compagno non sarebbero altro che due amanti sorpresi nel momento in cui fuggivano nel tentativo di realizzare un sogno d'amore proibito.Itinerari