LA RICERCA Storia dei Guiso, da Orosei all'avventura industriale nuorese


NUORO. La presenza in passato di un antico castello medioevale a Orosei, nonché di un'imponente torre fortificata del sec. XVI, che ancora solida sfida i secoli, e un discreto numero di antiche dimore nobiliari risalenti al XV-XVII secolo, testimoniano l'importanza che il centro della Baronia ebbe nella storia sociale e amministrativa, tanto da diventare capoluogo della omonima «Baronia di Orosei». Lasciando alla vicina Galtellì il primato in campo ecclesiale, in quanto sede vescovile dal 1125 al 1492. Gran parte della storia di Orosei è legata alla famiglia dei Guiso, antica stirpe di feudatari, presenti nel centro Baroniese a partire dal secolo XIV. Il nome dei Guiso, infatti, risulta tra i notabili di Orosei che firmarono nel 1388 il trattato di pace tra il Regno d'Aragona e il Giudicato d'Arborea. Nel 1449, un Salvatore Guiso gettò le basi della dinastaia feduale oroseina, acquistando la Baronia di Orosei-Galtellì per seimila e settecento ducati da Ernico de Guevara, conte di Arioni. Sulle varie successioni, è ricca di particolari la «Historia general de la isla y Regno de Sardegna», scritta nel 1639 dallo storico Francesco Vico. A Salvatore, primo titolare del feudo, succedette il figlio Antonio il quale, morendo senza lasciare eredi, passò il titolo al fratello secondogenito Giovanni. Successione confermata dall'investitura concessa da Ferdinando II, a Siviglia, il 5 dicembre del 1490. In seguito sempre per mancanza di eredi, il titolo passò a Pietro, terzogenito della famiglia, da cui ereditò Pietro Guiso (junior). A Pietro succedette Antonio, che sposò in prime nozze donna Anna Cadello, e in seconde nozze, nel 1535, donna Maddalena Porcu. Alla sua morte, avvenuta nel 1547, don Antonio Guiso nominò erede testamentario la figlia Francesca: ma qui capitò un fatto alquanto misterioso, poiché non fu trovato l'atto notarile. Il fatto provocò l'intervento del Fisco Patrimoniale, che sentenziò che le figlie di don Antonio Guiso non avevano titoli per la sucessione. Contro la sentenza del Fisco si oppose, nel 1552, donna Violante, sorella di Francesca, che ottenne il riconoscimento del feudo per conto del figlio Antonio. La famiglia Guiso rafforzò il proprio potere, imparentandosi con potenti famiglie, come i Manca di Nuoro. Antonio Guiso, infatti, morendo senza lasciare eredi, lasciò i suoi titoli dalla sorella Angela. Quest'ultima, sposando don Gabriele Manca, diede inizio al ramo Manca-Guiso. A Gabriele Manca-Guiso, succedette il figlio Fabrizio. Il ramo di Fabrizio continuò con il figlio Antonio, che nel 1645 ottenne da Filippo II di Spagna il titolo di marchese d'Albis, titolo che da allora poterono fregiarsi i Manca-Guiso. Il ramo dei marchesi d'Albis è stato particolarmente studiato, nell'Archivio di Stato di Cagliari, dallo storico Michele Carta. La serie dei marchesi d'Albis, cronologicamente, è così composta: Antonio Manca-Guiso, Carlo Manca-Guiso, Pietro Guiso-Cervellon, Antonio Giuseppe Manca, Francesco De Raula Manca-Guiso, Franceso Manca-Zapata, Giovanni Manca, Raffaele Manca e Maddalena Manca-Guiso-Masone, che fu l'ultima titolare del feduo. Il 27 agosto del 1808 la Baronia di Galtellì, e "incontrada" di Orosei, con Regio decreto veniva incorporata dal demanio. Con l'arrivo dei Savoia i Guiso continuarono a mantenere i titoli nobiliari, e con riconoscimento del Supremo consiglio di Sardegna, nel 1834, il diritto a fregiarsi di scudo araldico così descritto: «Di rosso alla torre d'argento merlata di sette pezzi, aperta e finestrata di nero, posta sulla campagna al naturale, sormontata da un grifo d'oro». Ai primi dell'Ottocento, don Pietro Guiso di Orosei sposò la nobile nuorese donna Antonia Carmina Gallisay. Da questa unione iniziò il ramo dei Guiso-Gallisay di Nuoro, che tanto ruolo ebbero nell'imprenditoria industriale. Da don Pietro Guiso e donna Antonia Carmina nacque infatti don Francesco Guiso-Gallisay, pioniere dell'installazione dell'energia elettrica nel Nuorese, nonché dell'installazione del primo panificio industriale. L'opera industriale di Francesco, proseguì con i figli: Pietrino, Battistino e Graziano, che si occuparono dell'estrazione del talco dalle miniere di Orani e dell'installazione di una fabbrica di ceramiche. Altri figli di don Francesco furono: Giuseppino, che intraprese la carriera diplomatica, Giannetto, Mariangela, Antonietta e Annetta. Michele Pintore