«Bullismo e balentìa» Lanusei, dibattito con esperti e studiosi sul fenomeno trattato da un libro-ricerca


Il nuovo malessere delle zone interne LANUSEI. Il malessere giovanile sfocia sempre più spesso nella violenza, come dimostra anche la cronaca recente. Spie inquietanti di questo fenomeno possono essere quei comportamenti che vanno sotto il nome di bullismo oppure di balentia. Per indagare le cause che ne stanno alla base, è stato presentato a Lanusei un libro, nato da una ricerca condotta a quattro mani dalla psicologa di Lanusei Cinzia Mameli e dal docente universitario Franco Marini. Il volume, pubblicato dalla Carocci editore, nasce come tesi di laurea, ma si sviluppa in seguito come uno studio organico, condotto con metodi scientifici, per tentare l'esplorazione del complesso mondo giovanile. Complessivamente sono stati analizzati i dati provenienti da circa 700 studenti delle scuole elementari, dell'Ogliastra e del Cagliaritano. Si è partiti dalle ricerche dello svedese Dal Olwes, per mettere a confronto la realtà nazionale con quella sarda. «La differenza tra bullismo e balentia _ hanno spiegato gli autori _ non è molto marcata. Si tratta di due prodotti culturali, che si oppongono in entrambi i casi alla cultura dominante: il primo è un effetto negativo della caduta dei valori, della perdita del senso sociale e della tendenza all'individualismo, la seconda è fondata su valori solidi e saldi, su una rete di rapporti che prevede però una netta differenziazione tra il bene e il male». Nelle suole prese in esame, in particolare in quelle ogliastrine, è emersa ovviamente una preponderanza della balentia. «In questa zona _ hanno sottolineato Mameli e Marini _ i soggetti dichiarano in prevalenza di fare invece che subire atti di violenza. Già dalle scuole elementari ci si tiene dunque a presentarsi come forti e duri. Anche se non si tratta di vera balentia: questa si presenta con la dominazione aragonese, a partire dal 1300, e si sviluppa poi con quella sabauda». Il volume "Bullismo e balentia: due mondi a confronto", è dunque rivolto principalmente agli educatori e a tutte quelle persone che, per un motivo o per l'altro, hanno frequenti rapporti sociali con i giovanissimi.(t.m.)