Intervista con Andrea Monti che dall'impegno di «Panorama» è passato al " maschile" e super patinato «GQ Italia» Il successo? Belle donne e ironia Naomi Campbell in copertina e notizie su viaggi e tempo libero


Questione di faccia, anzi di copertina. Andrea Monti, già direttore di "Panorama" e di "Sette", ha deciso di dirigere il mensile "GQ Italia" presentando le prime copertine che avrebbe firmato. Tutte belle signore senza troppi vestiti addosso. Gli editori, gli americani del gruppo Condè Nast, ci hanno pensato un po' prima di accettare. Bisogna dire, una questione di gusto: Madonna, Eva Erzigova, Naomi Campbell, Francesca Neri, tutte ritratte da grandi fotografi di nudo. Un botto nella casa editrice patria del gusto e dell'eleganza, la Condè Nast, appunto. Potevamo forse rifiutare? «La donna, come uno dei luoghi dell'immaginario maschile _ spiega Monti _ "GQ" vuole affrontare e descrivere tutte le passioni dell'uomo. Riempiamo un vuoto dell'editoria italiana. Niente cassette, niente effetti speciali, ma una qualità attenta sul «pianeta uomo». Sembra semplice: e le vendite? «Siamo in crescita continua. Di solito, per un mensile c'è il picco del primo numero, che per forza di cose è fatto molto bene. Siamo partiti con trecentocinquantamila, ci stiamo attestando sulle duecentoventimila copie». Sta di fatto che "GQ" cresce di cinquemila copie alla volta, dopo la copertina con Naomi Campbell, quella di febbraio con Francesca Neri ci ha fatto crescere ancora. Evidentemente, non è solo un problema di copertina». _ La ricetta? «Una constatazione: in Italia ci sono molti magazine che "coprono" la mondanità, la politica, il pettegolezzo. non esiste però il "maschile" nel suo complesso. Una cosa che in America funziona da settant'anni. Perchè a New York un signore compra il Times e "GQ": una cosa normale. Bene: vogliamo esportare quest'abitudine anche in Italia. Senza dimenticare le abitudini italiane: il calcio, il mangiar bene». _ Non c'è già «Max»? «Max è una cosa completamente diversa. E il racconto del mondo giovanile, della musica e dello spettacolo. Noi raccontiamo l'uomo nel suo complesso. E ci siamo accorti che non abbiamo un tetto anagrafico così basso come i "concorrenti": il nostro lettore va dai venticinque ai cinquant'anni». _ Il confine fra «maschile» e «maschilista»? «L'equilibrio. Il punto di vista della donna sugli argomenti che trattiamo. L'humour, ripeto: l'humour nel parlare di tutto, dal calcio al tradimento». _ Insomma, vi leggono anche i cinquantenni. E poi "GQ" costa poco: cinquemila lire, quando un mensile in genere va sulle settemila... «Il rapporto qualità-prezzo-immagine ci avvantaggia. Gli americani su questo sono eccezionali: non esiste il problema "investimento", esiste il problema "rendimento". Nel senso che ti danno gli strumenti che chiedi, i mezzi per fare un bel giornale. Poi, se non rendi nel tempo stabilito ti cacciano con il sorriso fra le labbra». _ Potenza delle belle donne. E poi, cos'altro nel carniere di "GQ"? «L'ironia. E per questo che c'è Daniele Luttazzi. Non è solo un personaggio che ha una rubrica: incarna la filosofia del mensile. Che è quella di non prendersi troppo sul serio. Luttazzi è un giornalista vero, non solo un personaggio di spettacolo». _ Originali: ma anche voi a gennaio avete regalato il «calendario», che è in fondo un gadget... «Vero, quest'anno c'è stata una vera e propria rincorsa. Un calendario è innanzitutto un fenomeno commerciale, e gli editori l'hanno capito. Permette a un mensile, a un settimanale di triplicare, quadruplicare le vendite. Ma non lo vedo come un fatto negativo». _ Paura di annoiare? «Come tutti: è l'incubo di ogni direttore. Ma i numeri primaverili saranno solari, luminosi, con molte novità per l'uomo italiano?». _ Per esempio? «Per esempio, fra le altre cose, ci sarà un'inchiesta sulla Sardegna. Racconteremo i sardi emergenti: Renato Soru Antonio Marras e altri che siamo andati a scovare». _ Perchè l'isola? «Perchè è una capitale naturale del glamour, durante i mesi estivi, ma non solo. E anche un luogo dove le cose si sperimentano, si testano prima di proporle a livello nazionale. Del resto, che "GQ" abbia successo a Milano o a Roma, lo considero normale, scontato. Mi piacerebbe vendere bene a Cagliari, a Sassari». _ Avete parlato di pasticche, di marijuana libera e anche di streghe. Mai pensato al culturale? «Il culturale annoia. Fare un magazine che si prende troppo sul serio, rigido, accademico, è il primo rischio che non voglio correre. Allora vanno bene gli scrittori, ma per i reportages. Uno come James Ellroy, per esempio». _ Senta, Monti: adesso che fa un po' di «cazzeggio», ha nostalgia di quando dirigeva il settimanale «Panorama»? «Per niente. "Panorama" è una corazzata che ti impegna ventiquattr'ore al giorno. Ci ho passato sette anni avventurosi, entusiasmanti di sicuro: dovevo cambiare».

Ernesto Massimetti