«E se arrivassi a 130 anni?» Thiu Antoni Todde di Tiana ne compirà 111 il 22 gennaio ma si sente in grado di battere ogni record di longevità


TIANA. E lui il baluardo della longevità sarda: Antonio Todde, 111 anni il prossimo 22 gennaio. Un monumento vivente che proprio ieri ha attraversato tre secoli passando anche la soglia del 2000 dopo aver vissuto, da ragazzino di 11 anni, il 31 dicembre 1899 e, da vegliardo, ancora in occhi, orecchie e mente, i 110 anni, largamente compiuti, la notte di San Silvestro 1999. La notte del Millennium, trascorsa in tutta serenità. Senza troppi bagordi, ma con un bicchiere di vino in più di quello che normalmente beve a tutti i pasti. Ma sicuramente anche il nonnino di Tiana e della Sardegna ha respirato il clima suggestivo della fine del secolo all'interno della sua famiglia meravigliosa. Ha infatti trascorso le ultime ore dell'anno con la figlia Laura, 79 anni, che l'accudisce a tempo pieno, con i figli Giuseppe e Tonino, accompagnati dalle consorti, i nipoti Giancarlo Piras ed Elena, Franco Curreli e Sonia e i carissimi piccoli pronipoti Raimondo, Antonello e Francesca. Una mezzanotte veramente solenne con gli sguardi posati affettuosamente sull'uomo più vecchio di tutti, al quale col botto dello spumante non si sa quanti anni augurare. Thiu Antoni invece sembra saperlo: ne vorrebbe 130 o anche 135. Chissà perchè. Forse per superare l'età di persone di cui ha sentito parlare, vissute tanto a lungo in altre parti del mondo. In Sardegna, infatti, ha superato tutti, almeno per quanto si dica o si ricordi in questi ultimi 200 anni. Antonio Todde ha vissuto la sua lunga esistenza giorno dopo giorno, mese dopo mese, stagione dopo stagione, senza mai pensarci. Con la testardaggine dei sardi. Come per tutti gli uomini di campagna la vita è alba e tramonto, il tempo del sole e quello dei venti freddi. E poi la famiglia e le amicizie. Ancora rimpiange la morte del suo amico coetaneo, Eugenio Marcello, che lo ha accompagnato fino al 1992, quando è morto all'età di 103 anni. Del primo secolo della sua vita, il 1800, invece, non ricorda certo l'ultimo giorno dell'anno. Allora non si aspettavano le albe dell'anno successivo. I festeggiamenti del 31 dicembre hanno avuto inizio, un po' ovunque, dopo la seconda guerra mondiale. E a Tiana anche molto dopo, con serate trascorse in famiglia a giocare a tombola o a carte, mangiando dolci e bevendo il vino rosso dell'annata. Si ricorda però, thiu Antoni, quei suoi primi undici anni di vita vissuti nell'800. Aveva frequentato, quando aveva otto anni, un solo anno di scuola comunale. Poi essendo primogenito aveva cominciato a seguire il padre in campagna, quella di «Ieni» nel territorio di Tiana e poi, proprio agli inizi del '900 anche nei pascoli della transumanza, nelle pianure di Oristano. Qui i pastori si riunivano in capanni comuni e Antonio Todde conobbe gente di Orgosolo, Fonni e Gavoi. Quando cominciarono a crescere i suoi fratelli seguì il gregge di un fonnese, certo Mulas, con il quale rimase servo pastore, nel Gennargentu, per cinque anni. Fu l'esperienza più importante della sua vita. Ma dopo tre visite di leva, quando la statura per il servizio militare venne adeguata a quella del re Vittorio Emanuele, e quindi anche alla sua, un metro e 54, partì militare. E dovette combattere nella Grande Guerra, nel Carso. A Caporetto sfuggì per miracolo a un accerchiamento nemico. Sul Monte Grappa fu ferito da una scheggia a una spalla. Infine il ritorno a Tiana per formarsi il gregge e seguirlo fino a circa 80 anni. In seguito continuò a coltivare l'orto di famiglia come contadino fino 90 anni. Infine il meritato riposo verso la lunga vecchiaia e il raggiungimento dei genetliaci importanti fino a quello dei 110 anni, lo scorso gennaio, sotto le luci delle telecamere e gli abbracci di circa trecento persone. Il prossimo 22 gennaio si ripeterà il rito, ormai abituale, per i 111 anni. Antonio Todde sa quali sono le regole della celebrità. Si mette in posa alla vista di ogni obiettivo, come un attore consumato. E ancora bello nel viso senza rughe, il colorito roseo e il berretto a visiera grigio che lascia intravedere una folta capigliatura fitta, bianca e soffice come quella di un agnello tosato. E nato nel 1889 come la torre Eiffel. Ora anche lui è diventato un monumento e contrariamente alla Tour non ha bisogno di «manutenzione e restauri». E come un monumento viene visitato da curiosi, studiosi, poeti e pittori. Nelle pareti della sua casa fanno bella mostra il certificato di nascita e tre quadri d'autore. E nei cassetti conserva oltre duecento poesie augurali. E un grande personaggio, una quercia secolare del Gennargentu. (g.m.s.)