Le storie in bianco e nero di uno sport che offriva un altro senso alla vita


C'è lo sport invadente, quello delle partite di calcio tutti i giorni e a tutte le ore, a pranzo e dopo cena; quello dei canali monotematici, con le telecamere sistemate anche dentro l'armadietto degli spogliatoi; quello dei campioni inarrivabili, strapagati, esagerati, impossibili. E c'è lo sport della memoria, delle storie vere, che raccontano imprese straordinarie, ma anche personaggi che hanno cose da dire, messaggi da lasciare, eredità di valori, sentimenti ed emozioni. Sono quasi sempre storie in bianco e nero, vite particolari ma inserite nella normalità, fotografie color seppia che raccontano un tempo che non c'è più e che probabilmente non tornerà più. Se ne trovano sempre più spesso in libreria, scappate dai primi album di figurine, fuggite dalla carta dello «Sport illustrato». E in questi giorni che è più facile viaggiare tra gli scaffali alla ricerca di un'idea diversa, di un'emozione da regalare, sgomitano tra i best sellers, come se dovessero difendere un fortino. «Sono quasi sempre libri di memoria perchè la gente è sempre più stufa di quello che vede oggi _ spiega Gianni Mura, prima firma sportiva del quotidiano La Repubblica _ La memoria aiuta e, visto che oggi certi protagonisti dello sport non fai in tempo a ricordarli che sono già evaporati, è più che legittima la ricerca di personaggi con spessore più consistente, con caratteristiche psicologiche che restano. I campioni dello sport del Duemila sono assimilabili a quelli dello spettacolo, la stessa lontananza dal pubblico, ugualmente irraggiungibili, anche loro migratori all'inseguimento di fiumi di denaro sempre più grossi. Con questi personaggi anche l'amore e la passione, sentimenti tenaci, decadono. E allora c'è forse più bisogno di figure più stabili. E una presa di distanza dai tempi che viviamo, che non si possono fermare, ma che vanno guardati con più distacco». E allora chi non vuole perdere quella memoria può dare un'occhiata al «Romanzo del Paron», scritto da Gigi Garanzini, la storia di Nereo Rocco, l'allenatore del primo Milan vincente, inventore di tecniche calcistiche e maestro di uomini. O fermarsi a leggere «La farfalla granata» di Nando Dalla Chiesa, la meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni, il calciatore artista, che fece sognare i tifosi del Torino e ucciso da un'auto dopo una partita. Oppure sfogliare «Le montagne di una vita», dello scalatore Walter Bonatti, che riesce a comunicare l'intensità delle emozioni provate nella solitudine in parete. Da non perdere è «L'Ode per Manè», quasi un poema che racconta la triste avventura di Garrincha, mitica ala destra del Brasile mondiale, giocatore dal dribbling ubriacante e dalla vita tormentata. Garrincha e altri campioni sudamericani sono dipinti anche in brevissimi ritratti che formano il bellissimo «Splendori e miserie del calcio» dell'uruguaiano Eduardo Galeano, un'antologia della storia del calcio, piena di competenza, ironia e passione. Chi ama il ciclismo, potrà mettere tra parentesi questi tempi da cancellare scorrendo «Gli angeli di Coppi» di Marco Pastonesi, brevi interviste di gregari e avversari del Campionissimo, che ne tracciano un ritratto, un ricordo dolce e meno convenzionale. Come quello che emerge da «Professione gol», la straordinaria vita di Gigi Riva, scritta da Stefano Boldrini, un viaggio attorno a Rombodituono che nella memoria della Sardegna c'è entrato con la potenza del suo sinistro. Storie di personaggi noti come «Una vita presa a calci» dedicata da Sergio Levinsky a Diego Armando Maradona, o completamente sconosciuti come «Il piccolo Maracanà» nel quale Gian Giacomo Schiavi rievoca i tornei dei bar degli anni Settanta che mettevano assieme l'operaio, il ragioniere e il professionista che voleva arrotondare magri guadagni. Storie di attualità come «il Tao di Muhammad Alì» di Davis Miller o ritratti di personaggi scomparsi prematuramente come «Ho visto un re» che racconta di Luciano Re Cecconi, giocatore della Lazio che vinse lo scudetto nel 1974, ucciso per uno scherzo in una goielleria. Scritto molto bene tra i ricordi di un tifoso totale e le cronache dei giornali. Fino a «Capitano, mio capitano» che Nando Dalla Chiesa ha dedicato ad Armando Picchi, grande capitano dell'Inter di Herrera, dall'infanzia marinara a Livorno, ai trionfi con l'Inter fino alla morte improvvisa per una grave malattia.

Francesco Pinna