14 ottobre 1999 —
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sezione: Fatto del Giorno
SASSARI. Lui si ? sempre definito ?un imprenditoreedile, con una grande passioneper la finanza?. Ma Flavio Carboni ? inesorabilmenteprigioniero di quella bruciantedefinizione che ritagli? per lui Scalfari. E cio?: faccendiere. In un'intervistarilasciata alla NuovaSardegna nel 1993, nonsmentendo il suo pirotecnicoistrionismo, disse di s?: ?Comemi definirei? Beh, sicuramentecome l'uomo pi? capacedi produrre soldi che io abbiamai conosciuto...?. E disoldi, Flavio Carboni ne hamaneggiato davvero tanti. Le sue spericolate avventureimprenditoriali e le sueamicizie ambigue e pericolosehanno contribuito a creargliintorno un'alone sulfureodi torbidi sospetti. Bene introdotto nei salottidiscreti della finanza vaticana,Carboni frequentava ancheinfluenti massoni comel'ex grande maestro ArmandoCorona, piduisti organiciai servizi segreti deviati, comeFrancesco Pazienza, e l'excapo del Sismi Giuseppe Santovito.Ma si muoveva congrande disinvoltura anche inambienti politici, soprattuttodemocristiani, che lui utilizzavaabilmente per favorire ipropri affari. Ha sempre negatola sua appartenenza almondo delle logge. ?Io massone?_ scherzava _ Suvvia, lamassoneria italiana non ?una cosa seria...?. Il pentito di Cosa Nostra GaspareMutolo lo indic? comel'uomo al quale faceva riferimentola famiglia mafiosa diPorta Nuova negli investimentiimmobiliari in Sardegna.E Maurizio Abbatino,uno dei capi storici della bandadella Magliana, arrestatoin Venezuela nel 1992, parl?di Carboni come uno dei cervellidell'operazione edilizia aPorto Rotondo dei boss dellamala romana Danilo Abbruciatie Domenico Balducci. ?L'investimento _ disseAbbatino _ venne realizzatoanche grazie ai finanziamentitrasversali della filiale romanadel Banco Ambrosiano,pur senza garanzie reali, grazieanche all'interessamentodi Francesco Pazienza, remuneratopoi con una ricca percentuale?. Gi?, l'Ambrosiano. La bancadi Roberto Calvi rappresentaun capitolo fondamentalenella carriera di Flavio Carboni.?Tutti i miei guai sonocominciati con il caso Ior-Ambrosiano_ ha detto l'uomod'affari di Torralba _. E' statacome una malattia, un contagio.Come un'inarrestabilereazione a catena che mi hatravolto?. Ai giudici di Milano che loprocessavano per il crack dell'Ambrosiano,Carboni disse:?Sono ancora convinto che labanca potesse essere salvatadalla rovina. E per questo fecitutto il possibile per aiutareCalvi?. Ma la tesi dell'accusaera che ben 19 milioni didollari erano spariti in modopoco chiaro dalle casse dell'Ambrosiano,per poi finirenei conti svizzeri dell'uomod'affari di Torralba. ?Erano in parte soldi cheavevo prestato a Calvi _ si difeseCarboni _ e in parte soldiche mi erano dovuti per lemie prestazioni professionali?.Raccont? poi che il banchieretrovato morto sotto ilPonte dei Frati Neri a Londra,gli aveva promesso unasomma colossale, 100 milionidi dollari, se fosse riuscito afargli ricucire i rapporti conil Vaticano e con l'allora ministrodel Tesoro BeniaminoAndreatta. In pi? gli chiese diintervenire con i giornali persmorzare gli attacchi e raffreddarele polemiche che lostavano travolgendo. Carboni riusc? a combinareun incontro tra Calvi e il potentecardinale Hillary Franco,braccio destro del presidentedell'Istituto Opere Religiose,Paul Marcinkus. MaCalvi non riusc? a ottenereci? che voleva e, dopo pochesettimane, fugg?. Una corsadisperata per mezza Europache concluse a Londra, appesoper il collo a una corda dicanapa. Due anni fa la magistraturaha riaperto il caso,accusando Carboni di esserecoinvolto nel delitto Calvi. Carboni ha passato guaigiudiziari molto seri ancheper la borsa del banchiere dellaP2. Per avere i documenticontenuti in quella borsa, ilvescovo cecoslovacco PavelHnlica gli offr? 41 miliardi dilire, dandogli come accontodue assegni da 600 milioni,emessi dallo Ior. Hnlica poidisse ai giudici di avere agitosenza alcun mandato dellaSanta Sede. E Carboni vennecondannato. Ma il primo amore di Carboniresta quello degli investimentiimmobiliari. Nella secondamet? degli anni Settanta,riusc? a "ipnotizzare" unimprenditore milanese, RomanoComincioli, prospettandogliun mega-investimentoimmobiliare a sud di Olbia.Comincioli, amministratoredella societ? Generale Commerciale,legata a doppio filoal gruppo Edilnord di SilvioBerlusconi, aveva gi? conclusocon Carboni una serie dicomplesse operazioni con passaggidi azioni di societ? e acquisizionidi terreni sulle costedel nord Sardegna. In questi passaggi spuntanoanche personaggi inquietanti.Come il costruttore LuigiFaldetta di Agrigento e FlorenceLey Ravello, finanzieree commercialista italo-svizzeroamico dei Rothschild, maanche del boss mafioso PippoCal?. Emilio Pellicani, braccio destrodi Carboni, raccont? aigiudici che l'operazione ?Olbia-2Costa Turchese? vennecondotta con la copertura diuna societ?, la Avilla srl, cheaveva la sua sede a Foro Bonapate.Il pacchetto azionarioera cos? diviso: 45% Berlusconi,45% Carboni e 10% Comincioli.Il mega-progetto immobiliarevenne discusso e definitoal Grand Hotel di Romaa met? marzo del 1980 tra Carboni,Berlusconi e Comincioli.In questa storia di miliardie di sogni di cemento, c'? uncapitolo riferito da Pellicani,nel quale la magistraturanon ha mai affondato il bisturi.Si tratta della cosiddetta?bonifica? dell'ambiente politicosardo, per favorire l'operazione?Olbia-2 Costa Turchese?.Si parla di una valigetta24 ore contenente 500 milioni.Soldi finiti nelle tasche dichi si "innamor?" del progetto.Per la cronaca: quel mostrodi cemento non ? ancoranato. E infine Carboni e il casoMoro. Nel 1978 l'uomo d'affaridi Torralba si rivolse a unamico deputato della Dc, BenitoCazora, che, attraversoun boss della 'ndrangheta,cercava un canale per trattarela liberazione dello statistademocristiano. Carboni, chein quel periodo coltivava ungrosso affare in Sicilia (la ristrutturazionedi Ortigia), sipropose per stabilire un contattocon Cosa Nostra. Dopo qualche giorno, FlavioCarboni rifer? il suo fallimento:?La dirigenza dellamafia non vuole occuparsidell'affare Moro. Posso solodare un'interpretazione del rifiuto:la mafia ? molto anticomunistae Moro ? indicato comepersona molto favorevoleal governo con i comunisti?.
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Piero Mannironi