Ora il treno potrà arrivare fino alla torre aragonese


PORTO TORRES. Controordine: il treno può tornare a viaggiare fino alla piazza antistante la torre aragonese e, quindi, consentire ai passeggeri di raggiungere più agevolmente il punto di imbarco (o viceversa in caso di arrivo a bordo del tragetto). Con un provvedimento emesso martedì 5 settembre, le Ferrovie dello Stato hanno modificato la precedente direttiva grazie anche a una relazione dei vigili del fuoco che hanno escluso pericoli di cedimenti della palazzina della Dogana (da tempo dichiarata pericolante) se il treno transiterà sui binari lentamente (quasi che finora avesse sfrecciato a velocità supersonica in quei duecento metri di rotaie che solcano il centro della città, nel budello di via Azuni). Così vanno le cose. Una conferenza di servizi aveva ribadito la pericolosità di quello stabile (non si tratta di una novità perchè da tempo gli impiegati sono stati spostati in un ufficio all'interno dell'Enichem e operano in condizioni utt'altro che ottimali), per il quale pare siano ormai state attivate le procedure per la demolizione, al punto che la capitaneria aveva sottolineato il pericolo costringendo le Ferrovie a bloccare il treno all'altezza della vecchia stazione ferroviaria. E i passeggeri per qualche giorno sono stati costretti a memorabili passeggiate a piedi, a sopportare disagi (specie le persone anziane) che sembravano ormai solo un lontano ricordo trascinandosi dietro borse e valigie e percorrendo a piedi un lungo tratto. A una situazione di emergenza è stata data una risposta «provvisoria»: nel senso che quella struttura della Dogana resta pericolante, ma forse se nessuno la «solletica» potrà campare ancora senza causare altri guai in attesa che si proceda alla sua demolizione. Quello dell'edificio della Dogana è solo uno degli esempi di come vanno le cose nell'area portuale: si potrebbe cominciare a raccontare la storia partendo dai carriponte degli «alti fondali» (anche quelli demoliti quando erano ormai pericolanti) passando per l'edificio che aveva ospitato il centro servizi per arrivare, appunto, alla palazzina della Dogana. Si demolisce in attesa di costruire qualcosa. E nello scalo turritano l'attesa dura ormai da troppo tempo. Situazioni eccezionali continuano a costringere le navi passeggeri (come la Grimaldi, ma anche le navi da crociera) ad attraccare al porto industriale a ridosso di terminal che gestiscono il traffico merci e fra cumuli di sabbia e argilla, mentre nel porto civico trovano spazio navi porta container (e comunque prevalentemente destinate al traffico merci). E' il segno di una programmazione che merita di essere rielaborata, tenendo conto che la città ha bisogno di certezze (anche dal punto di vista economico) che devono arrivare _ come in passato _ anche dal porto. Lo scorso mese di luglio il direttore generale delle Opere Marittime del ministero dei Lavori pubblici, Di Virgilio, aveva confermato l'iter per poter spendere i 40 miliardi disponibili per la ristrutturazione del porto: entro il 30 settembre concessione della Valutazione di impatto ambientale, gare d'appalto per l'autunno e inizio dei lavori nei primi mesi del 2000. Una scadenza è già superata, le altre si avvicinano e la speranza è che il porto turritano possa finalmente uscire dall'emergenza e dalla condizione di precarietà nella quale è stato fatto precipitare. Si guarda anche ai circa 7 miliardi messi a disposizione dalla Regione per il porto turistico e rimasti sulla carta. Ormai si attendono i fatti. E si torna a parlare anche del problema della gestione, perchè la realizzazione delle opere potrebbe non essere sufficiente se non accompagnata da una gestione all'altezza del compito assegnato.