L'originale romanzo del cinese Xu Hua dal titolo «Cronache di un venditore di sangue» Vite miserabili con ironia Le peripezie di una famiglia ai tempi della Rivoluzione


Per i contandini della Cina meridionale il modo singolare, anzi incredibile (eppure l'unico possibile) per affrontare i momenti cruciali della vita è vendere il proprio sangue: un atto di disperazione, ma anche un atto di coraggio e fantasia. Vendere il sangue rende bene: trentacinque yuan, quanto un contadino guadagna in sei mesi di lavori nei campi. Avviene secondo un rituale preciso: occorre propiziarsi con doni il «capoccia del sangue» che seleziona presso gli ospedali gli aspiranti venditori, bere il maggior numero possibile di tazze d'acqua per rendere più abbandante il prodigioso liquido, reintegrare le energie perdute con un piatto di fegato di maiale saltato in padella e cento grammi di vino di miglio. Vendere il sangue assume automaticamente il significato di un certificato di buona salute, anzi, di fiorente virilità. Ma si pratica solo in casi eccezionali, perchè il sangue, dono degli avi ed essenza stessa della vita non può essere sprecato. Alle vicende di un venditore di sangue è dedicato l'ultimo romanzo di Yu Hua, lo scrittore cinese noto in Italia fra l'altro per i racconti «Torture». «Cronache di un venditore di sangue» è la storia di un modesto lavoratore che si guadagna da vivere portando i bachi da setta dai luoghi di cultura in fabbrica. Grazie al suo talismano, vendere il sangue, Xu Sanguan (è questo il suo nome) sposa la bella venditrice di frittelle Xu Yulan, mette al mondo tre figli ai quali dà lo stesso nome, Felice uno, Felice due e Felice tre, risarcisce il fabbro cui il figlio Felice uno ha rotto la testa, combatte la carestia, si propizia con regali il capo brigata di Felice due, salva da una grave malattia Felice Uno, costretto dalle necessità della vita, vende così frequentemente il proprio sangue da rischiare il collasso e da ricevere a sua volta una trasfusione di sangue altrui. «Cronache di un venditore di sangue» illumina con la luce radente che deriva da una scrittura attenta e mitida le vicende quotidiane di una famiglia cinese: sullo sfondo sono il villaggio, rissoso, pettegolo e solidale e lo straordinario paesaggio con i campi di meloni, i comignoli fumanti, il fiume e i battelli che lo percorrono. L'epica quotidiana si intreccia alla grande storia: sono gli anni della rivoluzione popolare della quale Yu Hua fa una straordinaria descrizione dal basso, saggia e ironica, consapevole del suo valore storico, ma intollerante nei confronti della burocrazia e del moralismo che la caratterizzavano. Per il bene comune vengono subito requisiti i poveri averi di Xu Sanguan e, d'altra parte, vendere sangue rimane un atto necessario. «Cronaca di un venditore di sangue» è per il lettore occidentale un libro interessante e divertente, fra le sequenze più belle è quella in cui Xu Yulan partorisce i suoi figli imprecando contro il marito che considera responsabile dei dolori del parto E una in cui Xu Sanguan insegna ai figli cosa sono le pari opportunità fra marito e moglie: il regime, alla ricerca di un capro espiatorio, ha costretto Xu Yulan per una involontaria infedeltà coniugale a fare pubblica autocritica e a camminare con una tavoletta appesa al collo sulla quale è scritto «Xu Yulan prostituta». Infine la sequenza nella quale, durante la carestia, Xu Sanguan cucina per la famiglia con succulente descrizioni, cibi immaginari e, dal momento che è il suo compleanno, offre a tutti laute porzioni di fegato di maiale saltato in padella.

Paola Pittalis