SORRADILE Una targa davanti alla caserma dedicata a un appuntato ucciso


SORRADILE. «La sua pronta reazione, nonostante le ferite mortali subite, consentì la cattura dei responsabili, il sequestro di numerose armi e il recupero dell'intera refurtiva». Queste e altre parole si leggono nella lapide affissa all'interno della caserma dei carabinieri di Sorradile in occasione della sua intitolazione. Parole riferite all'appuntato Salvatore Vinci, Medaglia d'oro al valore civile, al quale, con cerimonia solenne, è stata appunto intitolata la caserma. Vinci, originario di Bidonì, cadde in servizio a San Giacomo Vercellese, nel 1989, durante un'operazione tesa alla cattura di tre pericolosi malviventi che avevano poco prima rapinato un istituto di credito. La suggestiva cerimonia militare si è tenuta nel tardo pomeriggio di venerdì, alla presenza dei familiari dell'appuntato ucciso, delle massime autorità istituzionali, dell'Arma dei carabinieri e della Brigata Sassari. Dopo gli onori resi al comandante della Regione carabinieri Sardegna (generale di brigata Placido Russo), hanno preso la parola ilsindaco Giovanni Zaru e il comandante provinciale dei carabinieri, tenente colonnello Bernardino Paci. Quindi la madre dell'appuntato ucciso, Antonietta Salis, ha scoperto le due lapidi _ una all'esterno che reca il nome del decorato, l'altra all'interno _ che riportano la motivazione ufficiale. Poi don Francesco Murana, parroco di Sorradile e Bidonì, ha benedetto le due epigrafi, sotto le note del «Piave», seguito dal «silenzio» in onore ai caduti. «Per me è stata una grossa soddisfazione, perché come amministrazione abbiamo impegnato notevoli risorse per rendere decoroso lo stabile» ha evidenziato il sindaco, al termine della cerimonia, «Ma soprattutto perché siamo riusciti a esaudire il desiderio di Antonio Vinci (padre del decorato), purtroppo scomparso prima che la caserma venisse intitolata al figlio». (e.o.)