Traffico d'organi, tre testimoni accusano Sono conoscenti di Carmelo Sasso, beneficiario del rene Intanto Cortesini è in guerra con la Procura di Torino


TORINO. E guerra fra il professor Raffaello Cortesini, indagato per corruzione e lesioni dolose, e la Procura di Torino, che sta conducendo le indagini sul traffico d'organi al Policlinico Umberto I di Roma. Il chirurgo accusa i magistrati subalpini di aver spettacolarizzato la perquisizione compiuta mercoledì scorso. «I carabinieri _ accusa il professor Cortesini _ sono entrati nel Policlinico armati fino ai denti e hanno invaso il mio Centro. Voglio delle scuse, altrimenti me ne andrò dall'Italia». La Procura risponde con un secco comunicato a firma del procuratore capo Francesco Marzachì: i nostri otto carabinieri si sono presentati in borghese, nessun'arma è mai stata esibita e la notizia della loro presenza è stata data ai mezzi d'informazione dalla direzione sanitaria del Policlinico. Ma al di là delle polemiche, diventa sempre più chiaro il percorso che ha condotto Vito Di Cosmo al Centro trapianti di Cortesini. Pressato dagli usurai, il rappresentante pugliese frequenta gli ospedali del Brindisino dove vengono effettuati le dialisi, alla ricerca di un possibile «acquirente» del suo rene. E qui entrerebbe in scena il dottor Gaudenzio D'Ippolito, farmacista dell'ospedale di Brindisi, amico di Carmelo Sasso (il compratore) e conoscente di Pasquale Barloco, assistente di Cortesini. Con i buoni uffici di D'Ippolito e Barloco, Di Cosmo e Sasso si recano a Roma per svolgere i primi esami sulla compatibilità del rene; poi Di Cosmo viene accompagnato dal personale del Policlinico alla Pretura, per il rilascio del nullaosta al trapianto fra persone non consanguinee. Di solito la magistratura lo concede con estrema difficoltà, ma nel caso del Di Cosmo la procedura è sbrigativa: l'uomo firma un pezzo di carta in cui si dice che i familiari sono a conoscenza della sua intenzione di regalare l'organo e tutto finisce lì. In realtà Di Cosmo aveva detto ai parenti di un intervento per eliminare un tumore e quando la moglie, Annamaria Corante, è accorsa al capezzale del marito ne avrebbe avuto conferma dallo stesso professor Cortesini: «Non si preoccupi signora, adesso che il male è stato estirpato suo marito starà meglio di prima». Un particolare rivelato ai magistrati torinesi proprio dalla signora Di Cosmo, che sostiene di aver saputo la verità soltanto poche settimane prima che il marito venisse arrestato a Torino per la tentata estorsione alla Ferrero. Ora il beneficiario del rene, Carmelo Sasso, nega di aver dato soldi ai medici e ammette soltanto un «regalo» di sessanta milioni a Vito Di Cosmo. Ma ci sono anche le testimonianze di tre conoscenti di Sasso, ai quali l'imprenditore avrebbe raccontato di aver versato «mazzette» ai medici: cinquanta milioni a Raffaello Cortesini, trenta a Barloco e venti a D'Ippolito.

Silvio Botto