Commozione a Corracilvuna nel ricordo di Biagio Pirina


Inaugurato il nuovo stadio ARZACHENA. Lo stadio di Corracilvuna, terreno di gioco comunale che sorge alla periferia di Arzachena, d'ora in poi ha un solo nome: Biagio Pirina. La cerimonia di ieri, sobria e semplice, lo sta chiaramente a dimostrare. Sul rettangolo di gioco c'erano due squadre: l'Arzachena e il Cagliari, ma il risultato finale di 6-0 a favore degli ospiti è passato del tutto inosservato. Alla cerimonia hanno preso parte anche i tre fratelli e una sorella del compianto Biagio e l'anziana madre che ha seguito confusa tra la folla questa giornata piena di commozione. Ci teneva più di tutti gli altri, la mamma di Biagio, all'inaugurazione di questo smagliante impianto sportivo: ora e per sempre l'amato figlio sarà ricordato a lungo. Quale occasione migliore per cominciare a farlo con la presenza del Cagliari Calcio di Giampiero Ventura e Massimo Cellino? Ma le sei marcature, nell'ordine di Mboma, Zebina, Vasari, Muzzi, Pisanu e nuovamente Zebina passano del tutto inosservate di fronte al ricordo di Biagio. Una festa semplice, in sordina, senza troppi clamori così come avrebbe voluto che fosse lo scomparso calciatore di tanti anni fa. Alla festa in onore di Biagio avrebbe dovuto partecipare anche Salvatore Fresi, arzachenese arrivato fino alla serie A e alla nazionale, ma impegni dell'ultima ora non gli hanno consentito di essere presente. A sottolineare l'assenza del forte difensore della Salernitana è stato il parroco di Arzachena, don Francesco Cossu, che ha ricordato gli incidenti avvenuti domenica scorsa nel treno della morte diretto a Salerno. «Inoltre _ esordisce don Cossu _ abbiamo appreso dai genitori di Salvatore che lo stesso calciatore è stato malamente pestato da alcuni avversari domenica scorsa mentre a fine partita faceva rientro negli spogliatoi. Lo stadio non deve essere teatro di incidenti di questo genere. Lo sport deve essere sinonimo di fratellanza, di unione. Non di disgregazione». Le belle parole di don Cossu chiudono in modo definitivo il cerimoniale religioso. Luca Demuro