Succede a Luca Barbareschi nella conduzione del varietà «Il grande bluff» Marco Columbro il guastafeste Con dieci volti notissimi ma resi irriconoscibili


ROMA. Irriconoscibili ma notissimi, dieci vip saranno i protagonisti della nuova serie di «Il grande bluff», il varietà di Canale 5, che nelle passate edizioni ha ottenuto un successo strepitoso grazie a Luca Barbareschi, che con i suoi trasformismi ha portato scompiglio negli studi e beffato gli stessi conduttori del programma. In onda da venerdì prossimo in prima serata, il testimone della guida de «Il grande bluff» passa invece a Marco Columbro. «Sarà una trasmissione molto divertente _ assicura il quarantanovenne presentatore toscano _ perché avremo un gruppo di vip nelle vesti di guastafeste. Saranno loro, infatti, a intrufolarsi in talk show, quiz e altre trasmissioni per smitizzare una struttura già collaudata». _ Come reagirebbe se un misterioso personaggio «guastasse» la sua trasmissione? «Non lo so. Forse chiederei ai miei collaboratori perché mi hanno voluto vedere vittima di quello scherzo. Però, se l'ospite risultasse simpatico, ne approfitterei per utilizzarlo come spalla. In fondo, tutto fa spettacolo». _ Le è mai capitato di trovarsi in situazioni del genere in una trasmissione? «No, però qualche volta ho perso le staffe per motivi di carattere tecnico o per la durata delle prove». _ Le è mai successo di travestirsi nella vita? «Solo per gioco, ma nella vita non ho mai usato una maschera. Io amo troppo la chiarezza e la trasparenza, anche se a volte dire la verità costa un caro prezzo». _ Neppure nella vita privata ha mai bluffato? «Ho detto qualche bugia, ma niente di più. A volte la menzogna può essere detta anche a fin di bene. Oltre a questo, ho fatto parecchi scherzi. Da ragazzo ne combinavo di tutti i colori». _ Poi ha smesso con le burle... «No. Anche se si cresce, non bisogna perdere questo lato goliardico. Credo che faccia anche bene conservare la voglia di divertirsi. S'invecchia meglio». _ Come definirebbe il momento che sta vivendo? «Sereno. Un certo stato interiore, che non deve dipendere né dal luogo né dalle persone, è fondamentale. L'importante è saperla trovare in se stessi, nelle piccole gioie che regala la vita ogni giorno». _ Perché il suo «Commissario Raimondi» non ha avuto il riscontro sperato? «Perché è stato mandato al massacro. Certe strategie non le capisco proprio. Comunque non va dimenticato che, nonostante tutto, è stata una delle fiction più seguite di Mediaset». _ Ha un figlio, Luca di cinque anni. Quando si sposerà? «Io ed Elena, la mamma di mio figlio, stiamo bene così. Al matrimonio non ci pensiamo per niente. Abbiamo un figlio, gli vogliamo bene. La cosa più importante è che cresca in un ambiente sereno e tranquillo».di Umberto Piancatelli