martedì 16.03.2010 ore 18.36

ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

Primefilm. «Onorevoli detenuti» del regista cagliaritano Giancarlo Planta con Massimo De Francovich e Maddalena Crippa Tangentopoli, la Sardegna dalle mani sporche La storia di un politico corrotto ambientata nei primi anni Novanta

Un ex presidente del consiglio in fuga, un altro _ e tra i più autorevoli _ sotto processo per omicidio e per crimini di mafia. Quale che sia l'opinione personale su Tangentopoli non c'è dubbio che i primi anni Novanta sono stati, per l'Italia, una sorta di rivoluzione. Di cui, però non rimane traccia, o quasi, nell'immaginario collettivo. Al suo posto, paradossalmente, c'è l'Italia della fiction di grandissimo successo «Commesse», asettica e fotoromanzesca, segno di un distacco quasi incolmabile dalla reltà del presente, pacificamente accettato, tuttavia, anche dal pubblico. Dal 1990, anno de «Il portaborse», sorta di profetico inno di rivolta contro il malaffare e la degradazione del mondo politico, nulla più si è mosso su quel terreno. E dire che non è certo mancato il materiale, sufficiente a costruire anche interessanti «serial» polizieschi. Ora arriva nelle sale «Onorevoli detenuti» di Giancarlo Planta, un film al quale il regista cagliaritano pensa dal 1994: è la storia di un uomo politico che finisce in prigione per aver preso delle tangenti, in accordo con altri complici locali, in una grande lottizzazione in riva al mare, sulla costa di Arbus, nel sud della Sardegna. Non è un «istant-movie», e neanche il classico «docudrama» sopra il quale si è basata la fortuna del cinema politico italiano degli anni Settanta, e di cui Damiano Damiani _ presente nel film in un bel «cammeo», nella parte del cappellano del carcere _ fu un buon rappresentante. Anzi, per certi versi, il limite del film è di tipo sociologico: arriva in ritardo, quando _ come dice la brava Maddalena Crippa, nel film avvocato difensore dell'onorevole Massimo De Longhi _ la gente si è stufata, i giornali non ne parlano più, i processi sono diventati lunghi e spesso inconcludenti. Sicchè, mentre purtroppo la vicenda centrale film rischia di passare per un frammento di storia italiana (con quei lunghi interrogatori in cui si confrontano due bravi attori come Massimo De Francovich e Franco Castellano, l'uno detenuto in attesa di giudizio, l'altro pubblico ministero) cancellato da altre emergenze, il film si anima in virtù di diversi apporti narrativi. In primo luogo la vita nel carcere, che è una sorta di percorso in parallelo, una nuova iniziazione esistenziale _ dolorosissima _ per il protagonista che ha vissuto in una bella villa e ha avuto a disposizione ogni comodità. In secondo luogo l'intreccio poliziesco, con l'amante del politico che finisce uccisa (o suicida?) e con la valigetta dei soldi scomparsa. Non sempre i tre filoni s'intrecciano bene e talvolta si ha l'impressione che l'ampio materiale della sceneggiatura sia un po' sfuggito di mano al regista. Per dirla in breve, mentre l'ambiguità della trama poliziesca sconfina nell'incomprensione, la vita carceraria appare ricostruita con una durezza ed un realismo che evocano il film di Loy «Detenuto in attesa di giudizio», ed ha il merito di presentare personaggi credibili e ben delineati: il «pappone» buono di Gianni Cavina e l'arabo tossicomane di Said Taghmaoui. Oltre a questo, il regista ha una buona mano e, sia l'esordio, con l'irruzione quasi kafkiana nella villa dell'uomo politico, sia il finale, con il suo ritorno nel mondo dei «normali», in una metropolitana dove viene riconsciuto e salutato da un ex compagno di cella, sono dei buonissimi momenti di cinema. Quanto alla Sardegna, piccolo e marginale sfondo di una tragedia nazionale che ha avuto pochi reali agganci giudiziari con la politica locale, mostra anch'essa il suo volso ambiguo di terra bellissima ma sulla strada del degrado. E Planta è bravissimo a distillare veleno sulla retorica abusata della purezza isolana. Su una canzone di Maria Carta si apre il viaggio in elicottero verso le dune di Ingurtosu e mentre il protagonista osserva che ci sono i vincoli di legge che impediscono le lottizzazioni selvagge, il suo accompagnatore osserva che in Sardegna il proibito è un buon incentivo per darsi da fare. Quindi, nella scena dell'arrivo dei faccendieri nel bell'hotel sulla spiaggia, il gruppo folcloristico che accoglie i visitatori sembra quasi una caricatura necessaria all'immagine pubblica, ma del tutto marginale nell'era degli affari e della corruzione. O ONOREVOLI DETENUTI di Giancarlo Planta, con Massimo De Francovich, Franco Castellano, Maddalena Crippa, Chiara Muti. (Italia 1999). Al cinema Quattro Colonne di Sassari. di Gianni Olla

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