Si è tenuto all'università di Sassari un interessante convegno sui segreti della percezione visiva Quello sguardo che ci inganna Fra i molti relatori il neurologo inglese Richard Gregory


SASSARI.Illusioni ottiche? No, piuttosto attività frenetica del cervello, che non ne vuol sapere di rielaborare pedissequamente le percezioni. Un brutto colpo alle convinzioni di chi ancora vuole trovare un'ancora di salvezza nella corrispondenza tra essere e fenomeno il convegno che si è tenuto ieri nell'Aula Magna dell'Università di Sassari. La Facoltà di Lettere e Filosofia e quella di Medicina e Chirurgia hanno avuto come ospite Richard Gregory, neurologo e psicologo di fama mondiale (suoi «Occhio e cervello» e «L'occhio intelligente») che lavora da anni nel campo della percezione visiva. A fare da contorno alla prolusione di Gregory sono stati invitati il professor Giulio Rosati, che con una illuminante relazione di carattere medico ha introdotto l'argomento, una collaboratrice del professor Gregory, la dottoressa Priscilla Heard, dell'Università del West of England a Bristol, il dottor Gavin Brelstaff del CRS4 di Cagliari e il professor Baingio Pinna della Facoltà di Lettere e Filosofia di Sassari. Il tema specifico della serata era «Occhio e cervello: le illusioni ottiche nell'arte e nella scienza. L'illusione del cafè Wall», ma oltre alla esposizione di un progetto di ricerca che l'Università di Bristol porterà avanti insieme all'ateneo sassarese, l'incontro è servito a riproporre in modo mirabile, grazie anche all'abbinamento dell'introduzione medica di Rosati e della esposizione di Gregory delle ricerche, e alla illustrazione delle modalità di ricerca delle Università di Bristol e Sassari, lo studio di un problema che accomuna filosofia e scienze mediche, ma anche teorie artistiche, quello della oggettività della percezione e della passività-attività del cervello. Già l'intervento del professor Rosati (encomiabile per la chiarezza) pur nelle sue linee strettamente mediche, ha chiarito che la percezione visiva di un oggetto è molto più ricca rispetto alla sua semplice identificazione. In pratica, già Rosati ha acquisito le teorie di base di Gregory per le quali il cervello, nel rielaborare gli stimoli che provengono dagli organi di senso, aggiunge qualcosa di suo. A Gregory è toccato poi chiarire in che modo il cervello opera queste rielaborazioni, in particolare riguardo alle illusioni ottiche. Il luminare inglese ha distinto quattro tipologie basilari di illusioni ottiche, provocate però da molteplici cause: le ambiguità, per le quali si scambia una cosa per un'altra, le distorsioni, per le quali una cosa appare diversa da come si pensava fosse, i paradossi, per i quali riconosciamo una immagine come impossibile e le fantasticherie, che rientrano nell'ambito dell'immaginario. Forniti esempi in proposito, Gregory ha ribadito alcuni concetti fondamentali in ambito gnoseologico, in particolare nel sottolineare l'importanza dell'errore quale momento fondamentale del processo cognitivo. Dopo l'esposizione delle ricerche dei professori Heard, Brelstaff e Pinna, le mattonelle della parete del caffè di Bristol non apparivano, nonostante chiare dimostrazioni della loro regolarità, meno sghembe che al principio. Esemplare illusione, nonostante tutte le spiegazioni scientifiche, il cervello continuava a rielaborare le percezioni come pareva a lui.

Cristina Nadotti