Uras/L'edificio religioso di San Michele ha bisogno di lavori di recupero Quella abbazia da salvare Un pezzo di storia del territorio che merita maggiore attenzione


URAS _ L'abbazia di San Michele di Thamis, che sorge vicino a Uras, ha sempre avuto un grande fascino sulla popolazione dell'intero territorio. Fu costruita intorno al 1100, su delle rovine del periodo romano e in una posizione strategica alle falde del massiccio montuoso del Monte Arci. L'abbazia fu affidata ai monaci vallombrosani e divenne, piano piano, un fiorente "giardino" con un'amministrazione praticamente indipendente e autonoma. Godette sicuramente dei favori dei giudici di Arborea che favorirono l'insediamento (dal 1128 al 1176) dei monaci vallombrosani e camaldolesi in tutta l'isola. Il monastero non era soltanto un semplice luogo di culto, ma aveva una naturale importanza economica oltreché rilievo politico. A Thamis, i monaci entrarono in possesso di estesi latifondi creando una grande azienda agricola, introducendo moderni sistemi nelle varie colture e nell'allevamento. Svilupparono inoltre poi il commercio del grano, dei legumi, del formaggio e delle pelli. L'abbazia di Thamis aveva certamente una grande importanza se viene citata nelle bolle di Gregorio IX (1227) e Innocenzo IV (1233). Nella metà del secolo XVI esisteva ancora, ma forse in seguito alle incursioni barbariche che portarono alla distruzione di tutti i villaggi della zona e della stessa Uras. Successivamente la zona di Thamis andò in decadimento e nel 1785 fu acquistata dal capitolo di Ales per la somma di 554 scudi e, nel 1863, ci fu una concessione alla società che costruì la ferrovia in Sardegna cosicché la foresta che sorgeva nel versante sud e a occidente dell'abbazia fu utilizzata sia per la produzione del carbone che per la costruzione delle traversine. Ora la "tanca" di Thamis appartiene a un privato. Dunque un pezzo importante di storia del territorio rimane sconosciuta e sarebbe importante tentarne un recupero con una appropriata analisi e attraverso delle ricerche storiche da attivarsi con un apposito progetto di recupero che l'amministrazione comunale potrebbe farsi finanziare dalla Regione. Raimondo Mameli