Il drammatico confronto: «Vi ho visto, dovete confessare» Quelle pressioni sulla Alletto e l'inchiesta di Flick sui Pm


ROMA _ Le tappe del giallo. 9 maggio 1997 _ Università La Sapienza. Un colpo di calibro 22 ferisce a morte Marta Russo, ventidue anni. La polizia batte ogni pista, dentro e fuori l'ateneo. L'arma del delitto non viene ritrovata, ma dopo una serie di indagini fallite, una particella binaria di piombo e antimonio, compatibile con la polvere da sparo, porta gli inquirenti a concentrarsi sull'aula 6. Si risale così a Maria Chiara Lipari che per prima dirà di aver visto Gabriella Alletto, segretaria dell'Istituto, l'usciere Francesco Liparota e l'assistente Salvatore Ferraro, assieme ad un' altra persona, nell'aula 6 al momento del delitto. 14 giugno 1997. Dopo svariati interrogatori la supeteste Gabriella Alletto, incriminata per favoreggiamento, confessa tutto. «Sì, eravamo tutti nell'aula 6. Ho visto Scattone sparare e Ferraro mettersi le mani nei capelli». Del movente nessuna traccia. La stessa notte i tre imputati vengono arrestati e portati in carcere. Nessuno ha un alibi. Liparota confessa tutto, coinvolgendo i due colleghi. Aggravando la loro posizione e tentando di alleggerire la propria Liparota racconta anche di essere stato minacciato da Ferraro. La confessione gli vale gli arresti domiciliari. Ma il giorno dopo Liparota va in procura, ritratta tutto, si mette nelle mani di un penalista eccezionale e chiude la bocca aspettando l'esito dell'inchiesta e del processo. 9 luglio 1997. Alle dichiarazioni della Lipari e della Alletto si uniscono quelle di Giuliana Olzai, studentessa fuori corso di statistica: «Quel giorno vidi Scattone e Ferraro fuggire dall'univesrità. Lo sguardo di Scattone non lo potrò mai dimenticare». 20 aprile 1998. Davanti alla prima corte d'assise di Roma si apre il processo. Gli imputati, in cella da 10 mesi, continuano a dirsi innocenti. 14 settembre 1998. Tra le lacrime Gabriella Alletto conferma in aula la sua verità. «Vi ho visto sparare _ ripete messa a confronto con i suoi accusati _ e ora dovete confessare anche voi». Ma la difesa insiste: la teste non è credibile. Decine di colleghi dicono alla corte che in ufficio la Alletto continuava a ripetere frasi del tipo: «Non c'ero ma mi conviene dire che c'ero. Devo fare quello che dicono gli investigatori altrimenti mi portano via mio figlio». Per difendersi dalle accuse i Pm consegnano alla corte il video dell'interrogatorio. Ma è benzina sul fuoco delle polemiche. Il Guardasigilli Flick avvia un'inchiesta disciplinare sui pm Ormanni e La Speranza. (n.a.)