Conte: «Non scrivo la manovra adesso per fare la flat tax»

dall'inviatoIlario LombardoOsaka. L'ultimo sorriso di Giuseppe Conte, circondato dalla delegazione italiana, è per l'obiettivo del fotografo. «Sorridete!». Lo scatto e l'applauso liberatorio chiudono la missione al G20 di Osaka. L'auto che lo porterà all'aeroporto arriverà a breve. Il premier si ferma per qualche domanda. L'orologio corre inesorabilmente verso il 2 luglio, quando la Commissione Ue stabilirà se l'Italia sarà imprigionata anni in una procedura di infrazione per deficit eccessivo. Col presidente Jean-Claude Juncker si sono parlati solo pochi minuti. «Io voglio subito una decisione. Per me i commissari possono esprimersi anche domani. Siamo sereni e confidiamo che tutto andrà bene». Vuol dire che il premier non considera alcuna ipotesi di rinvio. Se si chiude, sarà come a dicembre sulla manovra, condizionando la soluzione a un monitoraggio ulteriore dell'Ue sul bilancio italiano. «Esattamente - replica Conte - Qualora ci fossero altre ipotesi, dovete andare voi a chiederle alla Commissione perché io non le conosco. Loro decidono. Io voglio solo chiudere, evitando la procedura, senza ulteriore indugio». Una speranza che sembra essere fondata, dalle dichiarazioni di Bruxelles: «Aspettiamo le decisioni del Consiglio dei ministri di lunedì (domani, ndr)», dicono fonti Ue, come se aspettassero da Roma solo garanzie nero su bianco per chiudere un accordo. Il ministro Tria ascolta poco più in là. Le sue risposte sono telegrafiche: «Io non ho mai sentito alcuna ipotesi di rinvio». Ottimista? «Molto. Mi aspetto un giudizio positivo, perché sta nelle cifre». La flat tax si farà? «Sì». Come? A questa domanda lo stanno già spingendo verso l'auto. Conte invece sulla misura cara a Salvini non si sbilancia. È sarcastico: «Vi devo ripetere le stesse cose o volete che vi dica che faccio la manovra a fine giugno?». Se la cava così, replicando proprio al suo vice che è tornato a chiedere di anticipare la legge di Bilancio in estate. Il premier è costretto a un funambolismo da avvocato sul filo delle dichiarazioni armate di Salvini e Di Maio. Così è su Tav e Ilva, ma, incalzato, non può più evitarli. Sulla Torino-Lione, l'Europa ha concesso quello che il governo chiedeva e Salvini ha detto che non si può più sfuggire: «È vero: dall'Ue c'è più disponibilità su una più equa ripartizione del contributo finanziario. È una novità alla luce della quale trarremo delle conseguenze».Una risposta che confermerebbe le indiscrezioni sul premier convinto che si debba dire sì all'opera. Su Ilva invece la cautela si sposa con le difficoltà politiche di Di Maio. Gli indiani di Arcelor Mittal potrebbero andarsene, se non verrà ritirata la legge che annulla lo scudo penale per i manager. Il premier ribatte che «pensare che si possa gestire un'azienda solo a condizione di avere immunità è un privilegio. Era un'eccezione momentanea, il Parlamento che è sovrano l'ha eliminata». A margine del G20 il premier ha confessato l'intenzione di farsi garante della trattativa anche al primo ministro indiano Modi, che presto potrebbe venire in Italia. E anche a Osaka si parla dell'arresto della capitana della Sea Watch. Salvini l'ha definita una «criminale». Il capo del governo sceglie l'abito da giurista: «Un conto sono i giudizi morali, anche legittimi, che non spetta a me formulare. La magistratura ha la responsabilità di applicare le leggi che ci sono, piacciano o no». Non si fa scalfire neanche quando gli viene chiesto se non considera esagerato l'arresto e se non definirebbe disobbedienza civile l'atto di chi ha salvato vite umane: «Se c'è stata un'esagerazione rivolgetevi ai pm non a me». Gli viene obiettato che anche le leggi razziali erano stabilite dallo Stato. Il paragone è forte, Conte sbarra gli occhi: «Visto che si diletta di storia, consiglio la lettura di Danilo Dolci...». L'intellettuale che fu attivista non violento fu arrestato con l'accusa di istigazione a disobbedire alle leggi per aver organizzato una protesta di disoccupati. Lo difese Piero Calamandrei: «Le leggi sono vive - l'arringa - perché dentro bisogna lasciarci entrare il pensiero, l'aria che respiriamo, il nostro sangue. Altrimenti sono formule vuote, pregevoli giochi legulei. Affinché diventino sante esse vanno riempite con la nostra volontà». Chissà se il premier ricorda anche queste parole del grande giurista. Ma l'auto lo sta portando già via e non c'è modo di chiederglielo...- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI