La vera partita che si gioca sulla scacchiera europea

La domanda, quella che conta nel tempo dell'infinita propaganda, delle insopportabili liti tra Dibba & Gigino, delle surreali discussioni su minibot e flat tax con soldi che non ci sono, è una sola: l'Italia come pensa di scongiurare la procedura d'infrazione europea? Con che scelte di bilancio e, soprattutto, attraverso quali alleanze internazionali? A pochi giorni da una decisione che potrebbe mettere il paese all'angolo, un fragoroso silenzio avvolge l'interrogativo. Eppure, mai come nell'ultimo vertice europeo sono divenuti evidenti l'isolamento dell'Italia e la volontà dei partner europei, spinti dall'esigenza di garantire la stabilità monetaria e mettere all'angolo sovranisti e fautori mascherati dell'italexit nostrana, di andare avanti. Di fronte a questa prospettiva, il governo italiano, o quel che ne resta dopo la balcanizzazione della maggioranza seguita alle europee, si alambicca intorno ai possibili scenari: cercare di sterilizzare l'offensiva di Bruxelles, minacciando il veto sulle nomine Ue e barattandolo contro un passo indietro sulla procedura, strategia peraltro non semplice perché presuppone alleanze che non ci sono più; rompere tutto attraverso una forzatura di politica interna, varando una manovra estiva con la flat tax in deficit, per andare al voto nei primi giorni d'autunno, dopo una durissima campagna elettorale contro le "inique sanzioni" e l'Europa nelle vesti della nuova perfida Albione. Quale strada imboccherà il governo e, soprattutto, in che misura gli italiani sono disposti a seguirlo nell'azzardo? Ah, saperlo, saperlo! avrebbe detto l'immenso Pazzaglia. Quel che è certo è che per i Cinquestelle, ormai privi di qualsiasi prospettiva che non sia far passà a'nuttata, a costo di una rinnovata subalternità verso il fagocitante alleato mirata a scongiurare un voto immediato che sancirebbe la quasi certa disintegrazione del movimento, l'imperativo è andare oltre l'estate. Guadagnare tempo. Evitando di irritare lo straripante partner di governo: con buona pace di Conte che vorrebbe chiarezza da spendere sul tavolo europeo.A costo di inseguirlo sul suo stesso terreno. Perché il pallino è ormai in mano alla Lega. O meglio, al suo onnipotente leader che annuncia manovre economiche e convoca le parti sociali al ministero dell'Interno, sostituendosi contemporaneamente al premier, al ministro dell'Economia, a quello dello Sviluppo economico, e si mostra, senza veli, per quello che è: il dominus di una maggioranza che ha cambiato segno cromatico e leadership. Di fronte a un tornante che potrebbe rivelarsi assai ripido per il Paese, sarebbe essenziale chiarire ai cittadini la natura della posta in gioco. Per una volta lo slogan "prima gli italiani " avrebbe un senso inclusivo. Perché gli italiani dovrebbero essere i primi a decidere se intendono essere interpreti di una "politica del destino", quella della rottura con l'Ue, che li avvia verso il baratro. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI