Conte sgrida Salvini «I risparmi servono a ridurre il deficit»

Alessandro BarberaIlario LombardoROMA. L'Italia «avrà fra i tre e i sei mesi» per rispettare le richieste della Commissione europea, e «ciò coinciderà con l'inizio del mandato del nuovo esecutivo comunitario». Il futuro della maggioranza dipende molto da queste parole pronunciate da Pierre Moscovici. Matteo Salvini e Luigi Di Maio lo sanno bene e al vertice di governo di oggi non se ne parlerà. A prendere tempo è soprattutto il primo, preoccupato di calmare la fronda che monta dai colonnelli del Nord, più forti che mai dopo aver vinto la sfida delle Olimpiadi invernali del 2026. Oggi si parlerà solo del dossier autonomie nella speranza che la trattativa aperta fra Roma e Bruxelles produca un compromesso accettabile. Il problema della maggioranza non è se trattare, ma come e con quale obiettivo. Giuseppe Conte è incredulo, considera «incomprensibile» che Salvini avanzi pubblicamente pretese sui tre miliardi che verrebbero risparmiati quest'anno alle voci reddito di cittadinanza e anticipo pensionistico. Il leghista vorrebbe destinarli alla copertura della flat tax, anticipando la manovra e neutralizzando così il pressing della Commissione. Salvini sa che Bruxelles pretende da Conte anche garanzie sui conti del 2020, e ciò significherebbe condizionare sin d'ora le scelte dell'autunno. Questo però è quel che dicono le regole: la procedura per infrazione sul debito richiede interventi strutturali, non una tantum. Per essere ancora più chiari: le risposte che fornirà l'Italia riguarderanno soprattutto i conti di quest'anno, ma l'Unione vuole esser certa che almeno parte di quei risparmi siano tali anche l'anno prossimo per una cifra non inferiore ai quattro-cinque miliardi di euro. Le voci che filtrano da Palazzo Chigi servono a sottolineare proprio questo: «Salvini sa che non possiamo disporre di quei risparmi come vogliamo». C'è una grossa differenza tra la procedura che l'Italia ha scongiurato alla fine dell'anno scorso e quella che ci tiene sulle spine in questi giorni. Ecco perché a margine dell'ultimo vertice a Bruxelles il premier ha drammatizzato la situazione e mandato un avvertimento a entrambi i vice: «In molti stanno sottovalutando il momento». C'è di più: al Tesoro c'è chi ricorda che l'Italia aveva già preso l'impegno a trasformare ogni euro risparmiato con sussidi e pensioni in minor disavanzo. Se Salvini si convincesse che l'esito della trattativa gli impedirà la manovra che ha in testa, ci sono buone probabilità che si convinca a rompere gli indugi e a chiudere l'esperienza del governo prima di iniziare a pagarne le conseguenze politiche. Il momento per lui è propizio: sondaggi ai massimi, 5S sull'orlo di una crisi di nervi, Berlusconi disposto a scendere a patti con lui, come dimostra la scelta del filoleghista Giovanni Toti come coordinatore del partito. Alla Commissione non conviene esasperare i toni, perché a sua volta sa che potrebbe essere l'alibi perfetto di una crisi in Italia. «Con l'Italia va usato un linguaggio sfumato ma chiaro, rigoroso senza essere eccessivamente severo», ha detto Juncker nella riunione del 18 giugno. Ecco perché oggi il collegio dei commissari prenderà a sua volta tempo e non deciderà nulla. Il duello dovrà chiudersi in ogni caso alla riunione dei ministri finanziari europei del 9 luglio: per allora uno dei contendenti dovrà aver tirato fuori l'arma. Inutile dire che l'Italia corre il rischio di pagare il prezzo più alto. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI