Per Carife il nodo sta nei crediti deteriorati

Il futuro acquirente di Carife dovrà in meno di cento giorni, 97 per l'esattezza, passare al setaccio il monte crediti di una banca che ne conta all'incirca per 4 miliardi; poi selezionare i "buoni" da quelli deteriorati, calcolare l'impatto di questi ultimi in prospettiva sul patrimonio della banca e valutare quanto serve per riportarlo in linea di galleggiamento; infine formulare una proposta ai commissari e giungere, dopo l'inevitabile trattativa, alle firme. Possibile? Verrebbe da dire di no, vista anche la lettera con la quale i commissari, venerdì scorso, hanno annunciato il trasferimento di massa dei dipendenti di Commercio&Finanza; a Ferrara, solo a partire dall'1 aprile. I termini della vendita della società di leasing napoletana sono decisivi per la valutazione finale della banca, «se abbiamo ancora speranze di recuperare parte del valore delle nostre azioni? Dipende da quanti crediti deteriorati torneranno in pancia da Napoli» sottolinea non a caso Daniele Malucelli, rappresentante dei Liberi azionisti Carife. Il tempo per fare valutazioni sulla banca, la cosidetta due diligence, è insomma pochissimo o quasi inesistente, a seconda che si ponga la linea di partenza ad oggi oppure all'1 aprile. Gli unici istituti che hanno già svolto questa operazione, peraltro senza conoscerne i risvolti napoletani, sono Banca Popolare di Vicenza e Cassa di Risparmio di Cento: i primi sono impegnatissimi con la Bce, i secondi si sono chiamati fuori con energia, «allo stato». Senza escludere colpi di scena, quindi, le chiavi per risolvere l'enigma Carife ce le hanno solo Banca d'Italia, attraverso i commissari Giovanni Capitanio e Antonio Blandini, e, in parte, gli acquirenti dei crediti Commercio&Finanza.; Si tratta della cordata comprendente Royal Bank of Scotland e il fondo americano Blackrock, e guidata da Fonspa. Il Credito Fondiario è un istituto specializzato nella gestione dei crediti deteriorati e da molti mesi è impegnato nel salvataggio di un'altra banca commissariata, Banca Marche, con il coinvolgimento del Fondo interbancario. La chiusura di quell'operazione, di scala maggiore rispetto a Carife, è fissato entro il primo trimestre 2015, quindi in teoria compatibile con la tempistica di un intervento su Ferrara. I tempi stretti sarebbero aggirabili, appunto, grazie alla perfetta conoscenza dei crediti napoletani, e una mano potrebbe venire dalla costituzione di una bad bank sulla quale si è espresso favorevolmente il governatore Visco. Resterebbe da costruire una nuova gestione ma una banca così dimagrita e sostanzialmente risanata avrebbe maggiore appetibilità. (s.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA