Appello del Papa all'Islam «Fermate gli estremisti»

di Paolo Sacredo wCIITTÀ DEL VATICANO Il Papa non smette di condannare il terrorismo, ancor più se condito dal fondamentalismo religioso. Lo ha fatto ieri davanti durante il tradizionale incontro con i 128 ambasciatori accreditati presso la Santa Sede. Un discorso che arriva il giorno dopo la manifestazione di Parigi contro la strage di Charlie Hebdo, un discorso che domenica il Santo Padre ha rivisto più volte, anche alla luce di quanto successo nella Capitale francese. E questo perché, la strage avvenuta nella sede del giornale satirico nasce da «una cultura che rigetta l'altro, recide i legami più intimi e veri, finendo per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte». Dunque Bergoglio mette in luce che il terrorismo fondamentalista «rifiuta Dio stesso», e di fronte ai risvolti «agghiaccianti» per il dilagare del terrorismo auspica che «i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani, condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione» che giustifica la violenza. Un fenomeno gravissimo in Siria e in Iraq, dove i cristiani sono sempre di meno e quotidianamente sono costretti a tenere nascosta la loro fede se vogliono avere salva la vita. Ne emerge quindi un Medio Oriente «sfigurato, mutilato» dice il Papa. Francesco deve constatare che i semi della preghiera comune tra cristiani, ebrei e musulmani di giugno scorso in Vaticano ancora non hanno germogliato. La soluzione però passa per la politica. Infatti, il Pontefice chiede proprio che in Medio Oriente «possa riprendere il negoziato fra le due parti, inteso a far cessare le violenze e a giungere ad una soluzione che permetta tanto al popolo palestinese che a quello israeliano di vivere finalmente in pace, entro confini stabiliti e riconosciuti internazionalmente, così che "la soluzione di due Stati" diventi effettiva». Ma i focolai di crisi sono tanti: dal Congo, alla Nigeria, per arrivare all'Ucraina, e per finire con Iran e Corea del Nord. Ce ne è pure per l'Italia, che nel «perdurante clima di incertezza sociale, politica ed economica» non deve cedere «alla tentazione dello scontro» ma deve riscoprire «quei valori di attenzione reciproca e solidarietà che sono alla base della sua cultura e della convivenza civile». Una visione pessimistica del futuro, quindi, quella del Papa argentino? No, perché, proprio lui fa notare che «un esempio di come il dialogo possa davvero edificare e costruire ponti viene dalla recente decisione degli Usa e di Cuba di porre fine ad un silenzio reciproco durato oltre mezzo secolo e di riavvicinarsi per il bene dei rispettivi cittadini» ©RIPRODUZIONE RISERVATA