"Salvati" tutti gli istituti tedeschi

MILANO L'analisi condotta dalla Bce ha salvato tutte le banche tedesche soprattutto perché le attività finanziarie, derivati, azioni, bond e commodity, sono state considerate meno pericolose della concessione reale di credito. Certo l'economia tedesca soffre molto meno di quella italiana ma non si può certo dire che sia rilevante il peso di queste voci di esposizione nei conti dei principali istituti di credito di Berlino. Può così accadere che un colosso come Deutsche Bank, la più grande banca dell'eurozona con un bilancio complessivo di 1.580 miliardi di euro, possa accontentarsi di avere 47 miliardi di capitale perché le attività considerate a rischio ammontano solo a 353 miliardi. Con un rapporto tra capitale e attivo totale di solo il 3% Deutsche Bank appare una banca più che solida perché oltre 1.200 miliardi di attività di bilancio di natura prettamente finanziaria sono di fatto escluse dal computo per determinare quanto capitale occorre per superare i test della Bce. Per dare un termine di paragone Unicredit e IntesaSanPaolo, che sono dimensionalmente meno delle metà della Deutsche Bank, sono costrette ad avere un capitale versato doppio rispetto a quello della Deutsche. L'altro big del credito tedesco, la Commerzbank, ha attivo a rischio per poco più di 200 miliardi, ma ha un bilancio doppio pari a 561 miliardi e quindi anche in questo caso con soli 20 miliardi di capitale, la seconda banca tedesca appare più solida di banche del Sud Europa. Persino le banche regionali, che tutti davano per possibili bocciate, si sono salvate grazie allo stesso meccanismo. Per esempio la Hsh Nordbank, che ha un capitale di soli 3,8 miliardi, è riuscita a superare lo stress test della Bce perché sono stati calcolati come possibile rischio solo 38 dei 110 miliardi di esposizione complessiva. Le banche tedesche risultano, quindi, molto più solide perché meno esposte al credito verso l'economia reale, un anomalia che non mancherà di produrre ulteriori squilibri a livello di Unione Europea. Non a caso lo stesso meccanismo ha permesso alla Gran Bretagna, che si ritrova ancora oggi con i suoi principali istituti di credito di proprietà dello Stato, di evitare una pesante bocciatura anche se le due banche salvate dal pubblico, Lloyds e Royal Bank of Scotland, necessitino di un po' di risorse patrimoniali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA