Modonesi lascia: mai chiesto deroghe

Il Pd archivia il caso Modonesi ma il percorso verso le candidature alle Regionali è stato particolarmente accidentato e non rimarrà privo di conseguenze. Al di là degli scambi polemici dell'ultima direzione, tra Luigi Marattin e Marcella Zappaterra («avevi detto che andavi a lavorare, invece ti candidi» è stata l'accusa dell'assessore, «mai detto di lasciare la politica» la replica), tra Barbara Paron e Simone Tassinari sugli assetti dell'Alto Ferrarese, e tra Gianluca Mantovani e lo stesso Paolo Calvano sulla paura di fare le primarie («mai stato nominato in vita mia, sempre eletto» ha risposto il segretario), l'avventura dei ferraresi nella nuova Regione è tutta da scrivere. Modonesi ha diffuso ieri l'intervento con il quale, martedì notte, ha ritirato l'autocandidatura, utilizzando numerose volte l'aggettivo politico in contrapposizione a personale: «Ho espresso, spinto in questa decisione da molte persone, la necessità di aprire una riflessione su quanto stava avvenendo in quei giorni nel nostro partito (...) Era stata avanzata in segreteria provinciale una richiesta di sospensione, senza peraltro voler indicare una durata della stessa, del dibattito già in corso nei circoli sulle autocandidature a consigliere regionale per riflettere e discutere insieme sul problema politico che si è aperto. A questa richiesta di porre un tema politico a mio modo di vedere serio e reale, che tra i nostri iscritti e i cittadini stava, e ci sta, lasciando un vasto senso d'incertezza, è stato opposto un rifiuto, e sinceramente a oggi non ho capito con quali motivazioni. Continuo a pensare che una sospensione ci avrebbe fatto bene (e non solo perché avrebbe evitato le tensioni nei giorni successivi), ci avrebbe aiutato per recuperare serenità, per aspettare i chiarimenti che in parte sono arrivati, per ascoltare i nostri iscritti». Modonesi, a scanso di equivoci, ha voluto ribadire di stare con Stefano Bonaccini, il candidato colpito da avviso di garanzia per la vicenda delle spese istituzionali, «con il quale mi sono schierato nel momento in cui ha posto la sua candidatura e che sono ancora disposto a sostenere e votare», confidando «che la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Bologna arrivi quanto prima. Ma penso che non sia finita qui. Che il tema delle cosiddette "spese pazze" così come ha turbato e modificato la sfida delle primarie, tornerà durante la campagna elettorale». Quindi la cosa migliore è «giocare all'attacco, con trasparenza, senza paura di prenderci le eventuali responsabilità del caso». Modonesi ha poi infine escluso che la sua candidatura fosse lì «per questioni personali, per determinare gli assetti di tutte le future giunte regionali, provinciali e comunali da qui alla fine del secolo, come invece si è scritto»; nè è «contro qualcuno, contro Calvano o chiunque altro; non è una candidatura che vuole contrapporre la città al resto del mondo». E neanche, ha sostenuto, «ho mai chiesto per me alcuna deroga» sui termini di presentazione della candidatura, effettivamente giunta dopo le 18 di giovedì scorso. Così Modonesi si è guadagnato la neutralità della Direzione, che ha evitato di metterlo nel mirino. Ora la parola passa ai circoli del Pd per la consultazione, ma da decidere c'è poco: in base alla nuova legge elettorale regionale in lista finiranno due donne e due uomini. Le autocandidate sono due, Marcella Zappaterra e Irene Tagliani, e quindi la questione è già chiusa. In campo maschile gli autocandidati sono tre: Paolo Calvano, Eric Zaghini e Michele Rubbini. Ieri sera toccava alle Unioni di Portomaggiore, Argenta e Ostellato a Consandolo, sabato sarà il turno di Ferrara. Poi il 28 settembre ci saranno le primarie per scegliere fra Balzani e Bonaccini il candidato presidente alla Regione. (s.c.)