La sfida di Balzani: «Basta con l'aristocrazia politica»

Roberto Balzani è l'outsider per definizione, il candidato a sorpresa ma che non esce dal cilindro (è stato sindaco Pd di Forlì per cinque anni dal 2009 al 2014, poi non si è ricandidato), colui che per primo ha alzato la mano dopo le dimissioni di Errani. Da Ferrara, dove ieri ha incontrato i suoi sostenitori, e ancor prima dalla nostra redazione, ha lanciato la sfida a Stefano Bonaccini per le primarie del centrosinistra di domenica 28. Una partita giocata di rincorsa, stando ai pronostici, ma lui di certo non fa la comparsa silenziosa. Balzani, il suo slogan è "Tutta un'altra storia". Ma rispetto a cosa esattamente? Rispetto a un'idea di ceto politico che si autoperpetua, credendo di poter continuare ad essere all'infinito comandante e guida. E' arrivata l'ora di dire basta con questa nuova aristocrazia. E Bonaccini quindi cos'è, il novello principe che aspetta di farsi re? E' il massimo rappresentante di questo mondo. Persona assolutamente rispettabile, ci mancherebbe. E' indagato e non c'è nessun elemento che automaticamente avrebbe dovuto consigliargli il ritiro, come ha fatto Richetti. Ecco, forse nelle sue condizioni io non mi sarei candidato. Questione di punti di vista personali. Lei parla di discontinuità necessaria rispetto a Errani. Cosa c'è da cambiare in Regione? Essenzialmente una cosa: la politica non deve più essere guida dell'economia e della società, è giusto piuttosto il contrario. La mia proposta è totalmente alternativa allo stato di cose. Io non parlo mai di Renzi o Berlusconi: ho fatto il sindaco, una grande esperienza di concretezza per venire a conoscenza dei problemi. Sarà per questo che mi reputano pericoloso. Ha criticato le modalità della convocazione della direzione regionale Pd di domani (oggi, ndr). Teme qualche scherzetto? Non più, ormai non possono più evitare le primarie. Qualche trappola la piazzano ancora: pensi che qualcuno dice che non sono mai stato di area democratica, quando invece sono esattamente il prodotto delle diverse storie del Pd. I contenuti al centro del suo programma? Prima di tutto serve lo smontaggio di un moloch burocratico-politico che ormai è diventato un centro di gestione del potere. Basta soldi a pioggia per operazioni non brillantissime, tra cui tecnopoli e aeroporti. E' una stagione finita. Hera ha troppo potere? E' un'impresa multinazionale con manager di prim'ordine. Il problema è l'asimmetria di potere con la politica, che non esercita più le funzioni di programmazione e controllo, anche volontariamente. L'obiettivo è riequilibrare questo rapporto. Sulla sanità il segretario Pd Calvano l'ha criticata per aver preso contatti con il comitato di salvaguardia dell'ospedale del Delta, senza sapere come stanno le cose. Un buon motivo per conoscerne di più. Io parlo con tutti, con i cittadini e gli operatori sanitari che non hanno voce in capitolo penso di collaborare per superare le problematiche su liste d'attesa e accessi alle visite. Investiamo in servizi anziché in mattone. Nel Ferrarese è stato fatto troppo "casino": sovrapposizione di ospedali e Cona in una localizzazione complicata, su tutto". Abbiamo visto di tutto negli ultimi mesi: condanne, indagati, anche malori. L'ultima sorpresa sarebbe una sua vittoria, non trova? Già, sarebbe straordinaria. Io comunque continuerò a parlare con totale libertà anche dopo le primarie: le idee non vanno in pensione. Dovessi perdere, sicuramente non entrerò in giunta. E tranquillizzo tutti: i balzaniani non esisteranno. Balzi, semmai, ce ne saranno ancora. Fabio Terminali