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Lo stato maggiore democratico fa un passo in direzione di Daniele Manca candidato governatore dell'Emilia Romagna, anche se dall'altra parte della barricata delle primarie potrebbe esserci l'assessore Patrizio Bianchi, uno dei fondatori del Pd ferrarese. A rompere il silenzio è stato il sindaco Tiziano Tagliani: «Credo che ai sindaci dell'Emilia Romagna faccia piacere che il nuovo presidente regionale sia un amministratore. Anche l'ex sindaco di Forlì, Roberto Balzani, viene da quell'esperienza? Diciamo che ritengo Manca capace di ottenere maggiore coesione del partito attorno al suo nome». Parole non sono distanti dal pensiero del segretario Paolo Calvano, il legame del quale con Stefano Bonaccini, il gran tessitore della candidatura Manca, non è peraltro un mistero. Calvano è intervenuto ieri per dire che «il percorso delle primarie è definito e ci sono già candidature, come quella di Balzani», quindi si vota in ogni caso; e che «si sta costruendo un fronte importante che rispecchia la stessa maggioranza disposta a sostenermi nella corsa alla segreteria regionale», cioè renziani-cuperliani e alcuni civatiani. I nomi che girano lì attorno, Manca o in alternativa Bonaccini, «sono tutti autorevoli». Più freddo il deputato Sandro Bratti, presidente nazionale degli Ecodem, che tuttavia non chiude a Manca: «Aspetto di vedere chi tra i candidati farà una proposta di contenuti e di persone sui temi ambientali. Se ci sarà solo Manca, chiederemo a lui garanzie concrete dopo una stagione triste a livello regionale su questi temi. Leggo di accordi nazionali su Manca e di tentativi di creare attorno a lui un forte consenso nel partito: noi non siamo stati contattati, ma il segretario regionale sa già cosa vogliamo». E per sparigliare le modalità delle candidature regionali, che passeranno per una consultazione dei circoli prima di essere definita in Direzione, interviene il civatiano Giandomenico Pumilia, membro dell'assembrea nazionale Pd: «Leggo sui giornali, unico luogo di discussione al momento, che presto si terrà la segreteria provinciale proprio sulle candidature e poi la direzione provinciale "ratificherà" l'esito. Certo il verbo virgolettato è una cattiveria giornalistica, ma essendo membro di quell'organo tempo temo che possa effettivamente andare così. Il percorso di scelta non è facilitato dalla caratura dei due candidati dati per certi (Zappaterra e Calvano), molto forti soprattutto per i ruoli da loro ricoperti e che dunque non agevolano la spontanea fioritura di nuove candidature». Di qui la proposta di Pumilia: avanzare le candidature «qualificate da un'idea di regione» direttamente in assemblea provinciale, e votarle lì. «E che si rischiasse anche la "conta" con un voto palese, ma ancora meglio se segreto», per non creare «un tappo emotivo» è la sfida del civatiano. Stefano Ciervo ©RIPRODUZIONE RISERVATA