Bianchi per il dopo-Errani Servono due condizioni

Per Patrizio Bianchi quella di ieri è stata una giornata di riflessioni, dopo il mercoledì della quasi-candidatura alla presidenza della Regione. L'endorsment implicito di Romano Prodi, l'invito esplicito della prodiana bolognese Amelia Frascaroli e gli inserimenti ormai ricorrenti del suo nome nella rosa dei possibili eredi di Vasco Errani, hanno creato le condizioni per un primo passo in avanti. Per completare l'operazione devono però mettersi in fila altri tasselli, a partire da quello che verrà messo giù oggi: le regole delle primarie. Bianchi ha chiarito alla Nuova di considerare indispensabile un approfondito dibattito sulla direzione dello sviluppo emiliano, che non può prescindere da primarie il più aperte possibile; quindi ciò che deciderà in tema di partecipazione al voto, oltre che di requisiti di candidabilità, la Direzione regionale Pd che si riunisce alle 18, sarà decisivo. Circola l'ipotesi di primarie di coalizione, il 21 settembre, con una barriera all'ingresso di 7-8mila firme d'iscritti o il 35% dei componenti dell'assemblea regionale: per il già candidato Roberto Balzani è un modo studiato da Stefano Bonaccini per tagliare fuori gli altri. Bonaccini è l'altra variabile dalla quale dipende la candidatura Bianchi. Il segretario regionale, sempre in predicato di trasferirsi in pianta stabile a Roma, alla corte di Renzi, non ha ancora sciolto la riserva per una sua corsa alla poltrona di governatore: nel caso, le primarie diventerebbero il modo per incoronarlo candidato di tutto il partito, con oppositori in partenza molto distanziati. Senza Bonaccini, e con il sottosegretario Graziano Delrio non convinto di lasciare Palazzo Chigi per via Aldo Moro (nel caso, primarie superflue), ecco che Bianchi potrebbe legittimamente aspirare ad interpretare, nel contempo, la continuità con l'esperienza di governo Errani e la capacità progettuale imperniata su una visione internazionale, che gli viene riconosciuta. Dovrebbe vedersela verosimilmente con il sindaco di Imola, Daniele Manca, il renziano della prima ora Matteo Richetti, forse la collega di giunta, Simonetta Saliera, oltre che con Balzani. Corsa aperta, a occhio. La variabili in campo sono così tante che Paolo Calvano, segretario provinciale e candidato al post-Bonaccini, ieri ha preferito non sbilanciarsi sulla candidatura di Bianchi, pur spingendosi per la prima volta sui terreni minati del post-Errani: «Oggi avremo il quadro complessivo delle regole, quindi bisogna aspettare. Tra le molte persone e competenze di cui si è parlato in questi giorni c'è Patrizio Bianchi, che può dare un contributo importante all'Emilia Romagna anche alla luce di quanto ha dimostrato». (s.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA