Truffa, processo per 11 milioni e mezzo

di Daniele Predieri Il processo si sposta nell'aula B, quella più grande del tribunale, per ospitare tutti i truffati dall'ex promotore Mediolanum, Raffaele Mazzoni: ma non era necessario, visto che erano poche decine ieri mattina, i truffati in aula, rispetto le centinaia della prima udienza. Del resto, ormai, è tutto scontato: e così ieri mattina, accogliendo la richiesta della procura (e delle parti civili), il giudice Silvia Marini ha rinviato a giudizio per l'11 dicembre prossimo l'ex promotore di Mediolanum accusato di una serie di reati riconducibili tutti al Grande buco in cui sono stati inghiottiti i risparmi di 270 persone offese, vittima della truffa, per una cifra conteggiata dagli investigatori della finanza (centesimo dopo centesimo con una precisione chirurgica) in 11 milioni 303mila 865 euro e 55 centesimi. I reati per cui Mazzoni dovrà presentarsi davanti ai tre giudici del tribunale sono truffa, falso ed esercizio abusivo della raccolta del credito. Reato gravissimo per cui Mazzoni, sommato agli altri rischia anche fino a 10 anni di carcere. Una pena proporzionata alla gravità del raggiro operato nell'arco degli ultimi 10 anni di attività, fino al gennaio 2103, quando Mazzoni scomparve lasciando quasi sul lastrico i risparmiatori che gli avevano affidato le proprie risorse. Tanti, tantissimi, ed ora sono 270 le persone che reclamano da lui la restituzione dei soldi. Che difficilmente avverrà, o almeno da parte di Mazzoni. Mentre Mediolanum stessa, almeno per i clienti che possono documentare gli investimenti fatti con Mazzoni e produrre giustificativi di ogni tipo (cartacei o informatici, tra cui mail o altro) sta facendo fronte agli ammanchi. Per gli altri, coloro che si fidavano - eccessivamente alla luce dei fatti - di Mazzoni, consegnandogli soldi in contanti o assegni in bianco, difficilmente potranno riavere anche solo un centesimo di quelli sottratti. Ieri mattina all'udienza in aula, davanti al giudice Marini e al pm Tittaferrante, il legale di Mazzoni, Irene Costantino, ha tentato la carta della competenza territoriale: ha presentato una eccezione chiedendo che il processo venisse spostato a Milano, sede di Mediolanum, poichè i primi atti falsificati da Mazzoni, compiendo il reato di esercizio abusivo, avrebbe radicato là questo reato, ed essendo il più grave, il processo si sarebbe dovuto celebrare a Milano. Il giudice ha bocciato, invece, l'eccezione e poi ha rinviato a giudizio Mazzoni per l'11 dicembre. Un processo scontato, dicevamo, unico dubbio sulla quantificazione della pena: pena che Mazzoni aveva chiesto di patteggiare, ma quella concordata era ritenuta pena troppo bassa, non proporzionata al buco dei soldi e ai danni morali ed esistenziali dei truffati.