Il patto tiene, riforme all'esame dell'aula

di Gabriele Rizzardi wROMA Senato non elettivo, nuove regole per l'elezione del capo dello Stato e quorum "mobile" per i referendum. Il patto del Nazareno regge e la commissione Affari Costituzionali del Senato, seppure con un giorno di ritardo e dopo una notte di lavoro no-stop, consegnerà oggi all'aula di Palazzo Madama il testo della riforma sulla quale Renzi ha puntato tutte le sue carte. E si può essere certi che nella discussione generale i dissidenti del Pd e di Forza Italia non rinunceranno a far sentire la loro voce. Poi, da mercoledì della prossima settimana, cominceranno le votazioni e la maggioranza che sostiene il governo sarà messa a dura prova. Un calendario che ha fatto storcere il naso ai malpancisti di Fi e Pd che insieme ai senatori di Sel e del M5S avevano chiesto almeno una settimana in più per l'approdo in aula. A promettere battaglia per ottenere correttivi rispetto al testo licenziato dalla prima Commissione del Senato è anche Bersani: «Quando la riforma arriverà alla Camera dovremo riflettere per dargli un'aggiustatina». Finora, l'accordo tra Berlusconi e Renzi ha retto e ieri, in commissione, è stato messo nero su bianco ciò che Forza Italia ha preteso per andare avanti: una maggiore proporzionalità nella rappresentanza a Palazzo Madama. Senato non elettivo. I nuovi senatori non saranno eletti dai cittadini bensì dai Consigli regionali in proporzione della consistenza dei gruppi consiliari (come aveva chiesto Forza Italia). Nessuna Regione potrà avere meno di due senatori e i seggi saranno attribuiti con sistema proporzionale, tenendo conto della composizione di ciascun Consiglio regionale. Il nuovo Senato sarà composto da 100 senatori, 95 in rappresentanza delle istituzioni territoriali e 5 nominati dal capo dello Stato. Il tutto avverrà con il sistema delle liste bloccate: ogni consigliere regionale potrà votare per una sola lista di candidati (formata da consiglieri regionali e da un sindaco) collegati al altrettanti candidati supplenti. Il testo che modifica l'articolo 57 della Costituzione prevede che per la lista che ha ottenuto più voti, può essere esercitata l'opzione di eleggere il sindaco o, in alternativa, un consigliere regionale. Nuovo quorum per il Capo dello Stato. Con l'obiettivo di "forzare" i parlamentari a scegliere figure di garanzia e ampiamente condivise e quindi per non avere un presidente della Repubblica che sia solo espressione di una maggioranza politca, i relatori hanno fatto proprio un emendamento presentato da Miguel Gotor (Pd) che modifica il quorum necessario per leggere il capo dello Stato. Attualmente è richiesta una maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini, che diventa alla quarta votazione maggioranza assoluta (50% più 1). L'emendamento approvato prevede invece il quorum dei due terzi nei primi quattro scrutini, che scende ai tre quinti nei successivi quattro, e si abbassa dalla nona votazione alla maggioranza assoluta dei "grandi elettori": 630 deputatio e 100 senatori. Quorum "mobile" per i referendum. Sale da 500mila a 800mila il numero delle firme necessarie per proporre un referendum abrogativo ed è previsto anche un giudizio preventivo di ammissibilità sul quesito da parte della Corte Costituzionale, una volta raggiunta la metà delle firme necessarie, e cioè 400 mila. In compenso, viene abbassato il quorum necessario per la validità delle consultazioni: non più il 50% degli aventi diritto al voto ma la metà dei votanti delle ultime elezioni politiche. Stop, infine, al referendum "manipolativo": non si potranno cancellare singole parti o parole delle leggi che non abbiano valore di norma compiuta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA