Donne, risposta alla crisi migliore degli uomini

di Annalisa D'Aprile wROMA Sono le donne a reagire meglio alla crisi economica. Perché se negli ultimi 5 anni il numero complessivo degli imprenditori è diminuito di 205mila unità, è la componente femminile a reggere meglio il calo: -47mila, contro -158mila. E l'incidenza delle donne nell'economia italiana passa dal 29,8 per cento del 2009 al 30,1 del 2013. A fare il punto sullo stato dell'imprenditoria femminile in Italia è una ricerca Confcommercio-Censis, presentata ieri a Palermo nel primo Forum terziario donna. Secondo l'indagine, dal 2010, sono state iscritte nel registro delle imprese 281mila nuove attività femminili, di cui il 76% nell'ambito del terziario. E se settori quali alloggi, ristorazione e servizi alla persona si confermano come i più scelti dalle donne, anche ambiti solitamente maschili come le attività immobiliari e quelle finanziarie/assicurative registrano una maggiore presenza femminile, rispettivamente del +7,2 e +4,3%. L'indentikit delle imprenditrici (su 100 donne il 21,6% ha avviato un'attività negli ultimi tre anni) è quello di donne giovani e anche giovanissime. Il 58,6% (ma nei servizi la percentuale è del 60,3) ha tra i 30 ed i 50 anni, il 19,1 ha meno di 30 anni e il 22,2 più di 50. Molte le straniere: pari al 17,3% del totale. A pesare sui successi/fallimenti dell'imprenditoria è anche il territorio. Il Sud è l'area che ha vissuto l'emorragia più pesante: tra 2009 e 2013 se ne sono persi quasi 81mila (-5,4 %), di cui 23mila donne (-5,2) e 57mila uomini (-5,4). Ma anche nel Nord produttivo le perdite sono state significative. Al Nord-Est in particolare (-5,6 % tra 2009 e 2013) è stata la componente maschile ad essere più sacrificata dalla crisi (con un calo del 6,6% contro il 3 delle donne). Al Nord-Ovest invece la tendenza è stata simile alla media del Paese. Da segnalare è la situazione del Centro Italia che registra una tenuta del sistema imprenditoriale e occupazionale migliore: sia sul fronte dell'impresa femminile che maschile si segnala un calo rispettivamente dell'1,9 e del 3,5%. Molise (34,7%), Umbria (33,4) e Abruzzo (33,3), sono le regioni con la più altra incidenza di imprese femminili sul totale, mentre a livello provinciale si distinguono Avellino (38,2%), Frosinone (37,3), Benevento (37,1) e Isernia (36,5). E in uno scenario che vede in quasi tutte le province italiane diminuire il numero delle donne titolari di impresa, sono da segnalare i casi di Prato, Bergamo, Lecco, Messina, Rimini e Bolzano, che si distinguono con un segno più davanti. Per il presidente di Confcommercio Sangalli bisogna valorizzare «la forza del terziario» e approvare una legge di sgravio fiscale «per il sostegno delle spese domestiche: è una follia che le donne debbano scegliere tra lavoro e famiglia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA