Renzi: «I sindacati non mi fermeranno»

di Gabriele Rizzardi wROMA «È iniziata la rivoluzione. Una rivoluzione pacifica, ma che le resistenze del sistema non fermeranno». Sulla riforma del lavoro il governo tira dritto e Matteo Renzi, con una intervista al Corriere della Sera, punta il dito contro le «forze conservatrici» che si oppongono al cambiamento. E nel mirino del premier entrano Cgil, Cisl e Uil. «Non sarà un sindacato a fermarci» puntualizza Renzi, che non andrà al congresso della Cgil a Rimini (ma neppure all'assemblea generale della Confindustria) e definisce «rispettabili ma non comprensibili» le resistenze dei sindacati, che «debbono farsi un esame di coscienza e cambiare». «Sogno un sindacato che, nel momento in cui cerchiamo di semplificare le regole, dia una mano e non metta i bastoni tra le ruote» affonda il presidente del Consiglio, che si dichiara disponibile ad «ascoltare» le richieste dei sindacati e se la prende anche e soprattutto con l'establishment, con la burocrazia e con le lobbies che non vorrebbero cambiare nulla. «I miei avversari non sono in trincea. Sono piuttosto nella palude. Nell'establishment ci sono, come dappertutto, forze conservatrici. Se il sindacato dei prefetti, l'associazione dei segretari comunali e la lobby dei consiglieri provinciali si oppongono è un problema loro, non nostro» spiega il premier, che oggi riunisce la direzione del Pd, allargata a parlamentari e sindaci, per serrare i ranghi in vista delle europee. La presa di posizione del governo contro i sindacati scatena comunque la dura reazione dei tre segretari generali. E la prima a farsi sentire è proprio Susanna Camusso, che non ha digerito il forfait del premier, e ironizza sul perentorio "i sindacati non mi fermeranno" («Com'è l'ashtag, #amici gufi?») e risponde a Renzi con la politica dei fatti concreti: «Siamo qui per commemorare e ricordare i 43 morti di Ribolla (nel 1954 ci fu un'esplosione in miniera n.d.r.), quindi siamo qui per far parlare le cose che facciamo». E se il leader della Uil, Luigi Angeletti, evita toni forti e liquida le polemiche con un «Renzi stia sereno, i sindacati non frenano le riforme», il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, va allo scontro frontale. «Il governo vuole fare tutto a scavalco delle parti sociali perché pensa solo a trovare una mediazone tra i soggetti politici. Ma questo è un comportamento lesivo dei criteri democratici che anche questo governo deve rispettare. Noi, comunque, non abbiamo nessun interesse a fermare Renzi su una strada che lui vuole percorrere e che è quella di non fare assolutamente nulla. I posti di lavoro sono solo promessi e il Jobs act è diventatop il Jobs ghost (lavoro fantasma n.d.r.)». La replica ai sindacati arriva da Marianna Madia. Intervistata da Sky Tg24, il ministro della Pubblica Amministrazione assicura che anche se non sarà fisicamente a Rimini, il capo del governo «ascolterà» tutte «le parole, le proposte e i consigli» che arriveranno dal congresso della Cgil. «Renzi non cerca il politically correct ma cerca di andare al punto. È capace di rompere la ritualità più di Berlusconi e non sarebbe Renzi se seguisse i percorsi di prima» spiega la giovane ministra, che accusa Renato Brunetta di aver provato a fare la riforma della pubblica amministrazione «contro i dipendenti pubblici» e annuncia importanti misure in arrivo per le lavoratrici precarie: «Il diritto alla maternità è stato conquistato dalle generazioni che mi hanno preceduto e penso che vada allargato anche a tutte le mie coetanee (la Madia ha 33 anni n.d.r.) che da precarie non ce l'hanno». ©RIPRODUZIONE RISERVATA