Crimea indipendente Putin la riconosce Sanzioni di Usa e Ue

ROMA Dopo il plebiscito di sì al referendum, la Russia e la Crimea vanno avanti spediti nel processo di annessione, mentre, come preannunciato, Ue e Usa hanno varato sanzioni contro quanti a Mosca e nella penisola hanno favorito una consultazione giudicata illegittima. Dopo il 97% dei consensi registrato nel referendum di domenica, il presidente russo Vladimir Putin ha firmato il decreto di riconoscimento della Crimea come Stato indipendente e sovrano, in quello che sembra a tutti gli effetti un primo passo verso l'annessione della Crimea alla Russia. Il decreto ha effetto immediato ed è basato, sostiene Mosca, «sulla volontà del popolo della Crimea»: ed in effetti pochi minuti dopo la firma per le strade della città delle penisola ci sono state esplosioni di gioia, con caroselli di auto strombazzanti, canti e balli improvvisati in un sventolio di bandiere russe. Usa e Ue, come preannunciato, hanno dato il via alle sanzioni creando una doppia black list che include vari funzionari russi e ucraini. E la Casa Bianca ha fatto sapere che non intende escludere «alcun individuo» da possibili future misure, da varare se la Russia andrà avanti nel percorso di annessione: quindi, neanche Putin. Barack Obama ha tenuto un breve discorso in diretta tv e ha avvertito Mosca che «se proseguirà sulla strada delle provocazione non farà altro che isolarsi ancora di più e diminuire il suo peso nel mondo». Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha espresso «profonda delusione e preoccupazione» per il voto e ha lanciato l'ennesimo appello per una de-escalation della crisi. Sulla stessa lunghezza d'onda il capo della diplomazia europea Catherine Ashton. Il presidente ad interim ucraino, Oleksander Turchynov si è intanto detto pronto a trattare con Mosca sulla crisi in Crimea ma Kiev, ha avvertito, non accetterà mai l'annessione della penisola alla Russia. Kiev ha poi bocciato la proposta russa per risolvere la crisi, attraverso la mediazione di un gruppo di sostegno internazionale per cambiare la costituzione, definendola «assolutamente inaccettabile». Ma intanto le autorità di Sinferopoli hanno accelerato sul divorzio da Kiev. Il Parlamento della Crimea si è dichiarato ufficialmente indipendente dall'Ucraina e ha chiesto l'annessione della penisola alla Russia. È stato anche deciso il passaggio al fuso orario di Mosca, la nazionalizzazione di tutte le proprietà ucraine e l'adozione del rublo come seconda moneta ufficiale accanto alla "grivnia" ucraina, che non circolerà più dal gennaio 2016. Il Parlamento ha inoltre dichiarato che le autorità ucraine non hanno più potere sulla penisola e ha preannunciato che le unità militari ucraine sul territorio saranno sciolte. Nazionalizzate, inoltre, le due aziende energetiche della penisola. Di contro, il Parlamento di Kiev ha ratificato la mobilitazione di 40mila riservisti decisa dal presidente ad interim. Mentre politica e diplomazia duellano, arriva la notizia, al momento non verificabile, di due membri delle forze di sicurezza ucraine, i Berkut accusati della repressione contro la protesta di piazza Maidan, a Kiev, rapiti e poi messi al rogo a Leopoli, una città dell'Ucraina occidentale. In questo clima, in cui i filorussi di Crimea temono rappresaglie su più fronti, Yulia Tymoshenko ha sentenziato che con il suo intervento Mosca farà precipitare gli abitanti della Crimea in una «notte polare».