Renzi: «Anche l'Europa cambi verso»

di Maria Berlinguer wROMA «Quella di oggi è una giornata speciale per il nostro movimento e la nostra comunità: il Pd e il governo italiano sono orgogliosi dell'ingresso nel Pse». Matteo Renzi davanti al congresso dei socialisti europei, riunito a Roma per lanciare la volata alla candidatura del tedesco Martin Schulz, non minimizza la portata storica dell'ingresso dei democratici nella famiglia europea dei socialdemocratici, dopo sette anni di interminabili discussioni. E anzi ringrazia D'Alema, Bersani (al quale la sala tributa una standing ovation) e Fassino, i dirigenti che prima di lui si sono battuti per fare entrare il partito nella casa comune del Pse. Ma davanti al gotha dei progressisti europei, molto più anziani di lui, non cambia affatto registro e chiede un «cambio di verso» perché l'Unione sia sempre più l'Europa dei cittadini e non dei burocrati. Il premier inizia citando le due nonne ed elogiando i banchieri fiorentini che nel Rinascimento hanno investito nella bellezza di Firenze. E lo fa sfoggiando un ottimo inglese e un altrettanto buon francese, chissà se per pareggiare con D'Alema che è intervenuto prima di lui. L'Italia, avverte, userà il semestre europeo per battersi per un modello di Europa diverso. «Viviamo in un momento terribile di spread non economico ma per la vita dei cittadini, dobbiamo fare in modo che il piccolo artigiano non veda l'Europa come il problema ma come la soluzione dei problemi, questo è il nostro obiettivo», spiega. Davanti alla platea Renzi non fa accenni al fiscal compact né chiede di rivedere i parametri europei sui bilanci. Ai nuovi «compagni» di strada lui che è cresciuto nei Popolari e nella Margherita chiede però di battersi per sostituire il linguaggio dell'austerità con politiche di crescita e occupazione. «Dobbiamo mettere a posto il nostro bilancio non per adempiere a obblighi europei ma perché ce lo chiedono i nostri figli e lo vogliamo fare mettendo in ordine le priorità», dice. «Il governo ha scelto tre capitoli: riforme strutturali del lavoro, giustizia e Pubblica amministrazione, legge elettorale e costituzionale e una gigantesca scommessa educativa che parta da investimenti in edilizia scolastica, innovazione e insegnanti che vengano considerati costruttori di istruzione». Anche Renzi ha un Kennedy da citare ed è quello che spiega agli studenti perché gli Usa, dopo il lancio sovietico del primo uomo nello spazio, hanno deciso di andare sulla Luna entro dieci anni. «Era la scelta più difficile ma l'America ha chiesto a tutti i suoi uomini migliori di impegnarsi per riuscirci». Ed è ancora la sfida del futuro che Renzi lancia a Schulz. «Martin la tua sfida è la nostra sfida, la tua candidatura è una meravigliosa occasione per tutti noi, dobbiamo arrivare al futuro non aspettando il futuro ma costruendolo e accompagnando la sfida di una nuova Europa», dice citando Willy Brandt. Al Pse Renzi è piaciuto. Il vero debutto europeo sarà però il prossimo 17 marzo con la Merkel. Il premier vuole arrivare all'incontro con in mano il jobs act, il piano per il lavoro che approderà entro 15 giorni al Consiglio dei ministri che Susanna Camusso, leader Cgil, ieri seduta accanto a Renzi, aspetta per valutare le intenzioni del governo. Ma prima il governo affronterà il piano casa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA