«Dario contento, è quello che voleva»

Doppietta in poche ore per Dario Franceschini. Dopo gli apprezzamenti dell'altra sera sul palco di Sanremo di Luciana Littizzetto, «guarda Dario Franceschini: da quando si è fatto crescere la barba è diventato figoide», ieri è arrivata la conferma nel nuovo governo Renzi. La nomina più attesa, quella che corona un percorso iniziato come assessore della giunta Soffritti, negli anni Novanta: ministro ai Beni culturali. «Dario è contentissimo, e anche noi a casa lo siamo, perché è quello che voleva - raccontava mamma Gardenia Gardini un minuto dopo aver risposto alla chiamata del figlio - Cosa mi ha detto? Ci ha solo chiesto se eravamo contenti. L'avevo sentito anche ieri sera e non mi è sembrato teso, lui non lo è quasi mai». I retroscena descrivono in realtà delle ore di passione, proprio nel pomeriggio decisivo, con Franceschini a "resistere" alle pressioni che lo volevano al complicatissimo ministero della Giustizia, per difendere la sua pole position sulla Cultura. A Roma, ad attendere l'esito in diretta con il padre, c'era la figlia Caterina, mentre Maria Elena è rimasta a Ferrara. Difficile che il neoministro riesca a tornare in città domani, dopo il giuramento di stamattina e il primo Consiglio dei ministri, anche perché il lavoro politico non mancherà. «Un onore e un orgoglio guidare il Ministero della cultura e del turismo del paese con il più grande patrimonio culturale del mondo - ha dichiarato il neoministro - La storia e la bellezza italiana saranno finalmente al centro delle scelte del Governo per la crescita e lo sviluppo». La nomina di Franceschini alla Cultura, però, ha innescato una spirale di aspettative a livello locale che il neoministro dover affrontare da subito. Certo, sulla carta è un'occasione unica per una città che sta puntando tutto sulla valorizzazione del suo patrimonio storico e artistico. «Stanno arrivando decine di messaggi, c'è un'attesa pazzesca e l'ho scritto nell'sms a Dario - racconta il sindaco Tagliani - Che ha risposto? Proverà ad anticipare il giuramento... No, speriamo davvero sia una svolta per il Paese, e anche per la città». Sulla stessa linea il segretario Pd, Paolo Calvano: «La conferma di Franceschini al governo è una notizia bella e importante per Ferrara, rafforzata dalla delega conferitagli da Renzi. È sicuramente di buon auspicio che tutto questo avvenga nel giorno dell'inaugurazione della grande mostra di Matisse». E c'è da giurare che il primo atto ferrarese di Franceschini sarà andare a visitare la mostra, magari in bicicletta, come fece per Antonioni nell'aprile scorso. Ancora più diretto Roberto Soffritti, che "battezzò" le doti specifiche del futuro ministro: «Quel lavoro lì, la Cultura e tutto quanto ci gira attorno, a Dario riesce proprio bene, sono contento per lui anche perché ha evitato la rogna della Giustizia. E qualcosa dovremo pur portare a casa, come città, da un'occasione del genere: se non ci riusciamo stavolta... Certo, dipende dai soldi che scarseggiano, ma due o tre idee ce le avrei e appena incontro Franceschini a Roma gliele racconto». Con il suo precedessore, Bray, l'attuale ministro aveva già instaurato un dialogo con il risultato, ad esempio, di mantenere aperto il filone dei finanziamenti per il Museo della Shoah. Quest'ultimo sarà un obiettivo da centrare in toto, nel prossimo futuro. Ma Franceschini è anche il più esperto e "politico" nella squadra di Renzi, del quale è diventato in fretta punto di riferimento, come fu per gli avversari del neopremier, Bersani e Letta. Cambio della guardia al ministero dell'Ambiente: al democratico Andrea Orlando è subentrato il bolognese Gianluca Galletti (Udc), il che lascia in teoria aperta la porta ad un posto da sottosegretario per Sandro Bratti. Stefano Ciervo