Bonino: su questo dossier regime indiano inaffidabile

ROMA «Scrivete la verità» perché altrimenti è un male. È l'appello lanciato dal fuciliere di Marina, Massimiliano Latorre, che ieri, assieme a Salvatore Girone ha potuto parlare con i cronisti all'ambasciata italiana di New Delhi. «Ci sono due inchieste aperte. Non posso essere io a chiarire le cose. Ma vi invito «a riascoltare l'intervista al comandante in seconda della petroliera Enrica Lexie, Noviello», ha aggiunto il militare. Una versione secondo la quale il giorno dell'incidente i due marò non spararono nient'altro che all'acqua, senza colpire alcuna imbarcazione e tantomeno i due indiani rimasti uccisi. Nel salutare la delegazione di sedici parlamentari italiani giunti a visitarli, i due fucilieri trattenuti in India per la morte di due pescatori hanno espresso l'auspicio di tornare a casa per Pasqua. «Ce lo auguriamo tutti», ha replicato il senatore Maurizio Gasparri sostenendo che «c'è il tempo perché la situazione maturi». Nel ricorso presentato dall'Italia alla Corte Suprema c'è la richiesta di far rientrare i marò in Italia in attesa dell'avvio del processo. Ma la risposta ancora non è arrivata nonostante gli sforzi diplomatici messi in campo dalla Farnesina. L'ambasciatore Ue a New Delhi, Joao Cravinho, ha intanto incontrato la stampa indiana. E ha detto chiaro che la possibilità di un ricorso alla pena di morte per i due marò italiani «è fuori questione». «Il governo indiano ha assunto un impegno pubblico e noi ci atteniamo alla parola data», ha spiegato l'ambasciatore. In Italia, intanto, ha parlato ieri il ministro degli Esteri, Emma Bonino che ha invitato le forze politiche a evitare scontri controproducenti. «Sul dossier dei marò e sull'inaffidabilità del regime indiano io credo che serva un'unità italiana», ha detto la titolare della Farnesina. Quanto alle condizioni psicofisiche dei due militari sono abbastanza buone. «Sicuramente sono stanchi e provati, però resistono da militari e da uomini di tempra molto forte», ha detto Paola Moschetti, compagna di Latorre. «Non è facile non vedere per tanto tempo i propri figli, perdere momenti importanti della loro crescita, perdere la quotidianità con i propri affetti, non poter lavorare nel loro reparto. E oltretutto dover vivere da innocenti, da quasi due anni, una situazione ingiusta», ha commentato la donna.