«Per Cristo ha lavorato, lottato e patito»

CENTO «Alla domanda 'Dove si trova il Regno di Dio sulla terra?', Sant'Ambrogio risponde 'Nel cuore e nella mente di un prete che crede'. Monsignor Samaritani è stato padre di questa chiesa, anche al di là delle sue strette funzioni pastorali. Oggi rimane la memoria di un uomo che per Cristo e per la chiesa, ha saputo lavorare, lottare, soffrire e patire». A celebrare l'ultimo commosso saluto a mons. Antonio Samaritani, ieri nella chiesa di San Lorenzo, l'arcivescovo Luigi Negri, affiancato da tutti i parroci dell'arcidiocesi di Ferrara-Comacchio e del vicariato di Cento. Presenti per rendere omaggio allo storico di fama internazionale e al sacerdote, morto lunedì all'età di 87 anni, tutto il mondo della cultura locale, amministratori passati e attuali.In prima fila il sindaco di Cento Piero Lodi, il vicesindaco di Comacchio Denis Fantinuoli, con i rispettivi gonfaloni, e il vicesindaco di Massa Fiscaglia Roberto Manzoli. A testimoniare il valore degli studi svolti da Samaritani, anche il gonfalone e i consiglieri della Partecipanza Agraria di Cento, per rendere omaggio ad uno dei più profondi conoscitori della storia del millenario ente agrario. Come ha ricordato mons. Stefano Guizzardi, Samaritani viveva a Cento dal 1977, da quando si ritirò a tempo pieno ad una vita di studi, a seguito di un terribile incidente (1974) che cambiò radicalmente l'indirizzo del suo ministero sacerdotale. Quelle svolte ieri, non solo una celebrazione delle esequie, ma soprattutto «una preghiera di ringraziamento, per ciò che il Signore ha operato per mezzo di don Tonino. Ordinato sacerdote a Cento ben 64 anni fa, don Tonino è stato esempio di totale adesione alla volontà di Dio, per fare di tutta la sua vita, un'offerta pura». Una preghiera partecipata in particolare dalla città di Cento che «don Tonino ha amato e che ha voluto servire mettendo a disposizione le sue doti intellettuali per illuminare i problemi degli uomini di oggi con le sue ricerche storiche». A ripercorre le tappe della vita terrena e spirituale di mons. Samaritani, proprio nel giorno in sui «si apre per lui una grande e definitiva pagina eterna», mons. Negri che ha parlato del suo indissolubile rapporto con Gesù Cristo: «Mons. Samaritani è esempio di fede, che in lui è diventata grande capacità di cultura, ad un livello così profondo e significativo per la vita della chiesa e della società. E la cultura storica si è sintetizzata in lui in una grande capacità educativa per generazioni di sacerdoti della nostra diocesi». Da pastore "indefesso e umanissimo" delle comunità parrocchiali a lui affidate fino allo schianto che rivoluzionò la sua vita: "Se non ci fosse stato quell'incidente – ha detto il vescovo Negri - forse la storia della chiesa di Ferrara-Comacchio sarebbe stata diversamente modulata. Ma con Samaritani, uomo di cultura, insegnante e pastore, la conoscenza della storia di una comunità è diventata consapevolezza del presente ed energia per il futuro».(be.ba.)