"Killing Kennedy": vite parallele in un libro e film di successo

«Non c'è dubbio che Jfk sia stato il presidente americano più carismatico dell'era moderna, aveva il glamour, i soldi, la moglie, i bambini e sapeva emozionare le persone. Perciò il suo assassinio è rimasto un caso scolpito nella memoria della gente». Parola di Bill O'Reilly, star di Fox News, autore con Martin Dugard di "Killing Kennedy", bestseller da un milione di copie negli Usa (in Italia pubblicato da Castelvecchi), fonte d'ispirazione dell'omonimo film, prodotto da Ridley Scott, trasmesso in Italia su National Geographic Channel HD. Ad interpretare il presidente Usa nel film è Rob Lowe, mentre il suo assassino, Lee Harvey Oswald, ha il volto di Will Rothhaar. Il film punta i riflettori su Jfk e Oswald, raccontandone in parallelo la vita fino a quel 22 novembre 1963 e ripercorrendo le principali tappe della presidenza Kennedy, dalla campagna elettorale del 1960 alla Baia dei Porci, dalla crisi dei missili di Cuba alla lotta contro il crimine organizzato: tutti eventi che fecero aumentare il numero dei nemici del presidente Usa. Nel libro - e nel film - O'Reilly e Dugard esaminano tutte le piste dei possibili complotti, ma non ne sposano nessuna, mettendo in fila uno dopo l'altro i contrasti politici che in piena Guerra Fredda tenevano in ansia il mondo intero, dal Vietnam alla lotta al comunismo, e tracciando l'identikit dei tanti nemici che Jfk si era fatto negli Usa: soprattutto, il più ambiguo, il vicepresidente Lyndon B. Johnson. Ma nel racconto non c'è solo la politica. Ci sono gli amori - quello per la moglie Jackie, ma anche quello per Marilyn Monroe -, le manie e le debolezze di un uomo che l'America ancora rimpiange.