L'Ariosto innamorato nella pieve di San Vitale

di MARCELLO BERTELLI L'antica pieve di San Vitale in Fiscaglia di Migliarino, ora completamente demolita, secondo noti storici ferraresi pare risalisse al VI secolo, in epoca romano-bizantina, e che il suo nome dovesse collegarsi all'attività evangelizzatrice di Ravenna allora sede dell'Esarcato. La sua circoscrizione ecclesiastica coincideva esattamente con il vasto territorio della antica Massa di Fiscaglia da non confondersi - ricordiamo - con l'attuale comune di Massa Fiscaglia. Probabilmente in origine i suoi abitanti furono organizzati intorno ad un castrum (avamposto militare), prima bizantino e poi longobardo, fino a quando nel 774 non passarono sotto il dominio della Santa Sede a seguito della donazione di Carlo Magno. Salvo un intervallo, tra il 921 e il 1023, la pieve è sempre stata alla diretta dipendenza della Chiesa di Roma (come del resto lo era la stessa Massa) fino al 1187, fino cioè a quando Papa Lucio III sancì definitivamente il suo trasferimento alla diocesi extraterritoriale di Cervia. La pieve di San Vitale era sempre stata il centro di coagulo, non solo religioso ma anche civile, delle piccole comunità rurali della Massa (Valcesura, Fiscaglia, Migliarino, Alberolungo, Medelana per citare le più antiche) insediate su zone povere di arativi e seminativi, idrograficamente instabili, ma ricche di terreni incolti - selve, paludi, valli - che comunque garantivano la sussistenza in quanto permettevano di cacciare, pescare, fare legname e pascolare gli animali. Queste terre e la stessa pieve, come detto, erano direttamente assoggettate al Papa: facevano parte del patrimonio di San Pietro, ma gli uomini che le abitavano erano liberi e le gestivano autonomamente in forma collettiva. Da questa situazione San Vitale traeva la sua maggiore forza: non era solo un edificio di culto, ma in esso si concentravano le attività amministrative e giudiziarie e da esso si dipartivano le iniziative economiche ed agricole. A capo era preposto un arciprete che viveva presso la pieve assieme ad altri presbiteri, chierici e diaconi, il quale aveva l'incarico della raccolta delle decime (la decima parte dei prodotti) per conto del vescovo - nel caso nostro di Cervia - il quale poi ne rilasciava di solito un quarto ai parroci della circoscrizione plebaria. Appena dopo il Mille incominciano ad essere citate nei documenti le seguenti parrocchie: l'antica primitiva chiesa di Migliarino di San Lorenzo, ubicata su un dosso della sponda sinistra del Padovetere o Verginese; le chiese di San Margherita e di San Marco (ora ruderi) di Valcesura attestate rispettivamente nel 1031 e nel 1227; la pieve di San Pietro (poi collegiata) di Massa Fiscaglia (1221); la chiesa di Santa Maria di Migliaro verrà ricordata solo dal 1410. Nella chiesa plebana venivano impartiti il battesimo e gli altri sacramenti potendo così rafforzare i vincoli con i propri fedeli, ma il vero prestigio e potere alla plebs S. Vitalis derivavano dal fatto che era direttamente dipendente dal papa e dalla presenza in loco di una rappresentanza a grande maggioranza ecclesiastica rispetto a quella laica. Ma, come abbiamo già accennato, alla fine del XIII secolo la nostra pieve, vittima degli intrighi di potere tra papato, arcivescovo di Ravenna, vescovo di Ferrara e monastero di Pomposa, venne sottoposta alla diocesi di Cervia, fatto che ridimensionò la sua autonomia spirituale e ancor più indebolì il suo potere temporale. Il colpo decisivo però lo subì nel 1221 quando il Comune di Ferrara portò a compimento la lunga operazione di occupazione della parte orientale della Massa di Fiscaglia iniziata nel 1206 ad opera del suo podestà Salinguerra Torelli. Con la formula della locazione perpetua la nuova Massa, compresa tra Codigoro e Migliaro, di fatto si sottoponeva a Ferrara e si staccava dalla vecchia Massa, ma nel contempo la sua chiesa di San Pietro diventava essa stessa pievena e collegiata di canonici a scapito di San Vitale che si trovò con la sua giurisdizione notevolmente ridimensionata. Subito però nacquero forti contrasti tra la nuova pieve, che rimase alle dipendenze di Roma, e la diocesi di Cervia che ciononostante pretendeva di riscuotere le decime. Vi fu una forte opposizione da parte del clero massese, ma dopo alterne vicende nel 1248, in una causa intentata presso la Santa Sede, fu deciso il definitivo trasferimento della pieve di San Pietro al vescovo di Cervia, il quale poté così decimare al completo sull'intera antica Massa. La Massa nove Fiscalie rimase sede di una Insigne Collegiata e di un seminario molti anni prima che questo sorgesse a Cervia. Essa fu oggetto di attenzione da parte di papa Pio VI, il quale con una sua bolla del 22 aprile 1795 volle gratificare i suoi canonici concedendo loro di vestire una mozzetta pavonazza sopra il rocchetto (la mantellina viola vescovile con piccolo cappuccio che si sovrapponeva alla veste liturgica bianca). A Massa Fiscaglia si tennero quattro sinodi: nel 1577, nel 1634, nel 1652 e nel 1670; ebbe residenza il vicario vescovile ed il tribunale del Sant'Uffizio; avrebbe pure dovuto risiedervi il vescovo di Cervia per sei mesi all'anno (obbligo mai rispettato). Al contrario per la nostra antiqua plebs S. Vitalis quae Vocatur Ficasliae il suo declino fu inarrestabile: sarà sufficiente aspettare qualche secolo per trovarla ridimensionata a semplice oratorio (1670), quando già nel 1439 il suo fonte battesimale era passato alla succursale di San Bartolomeo di Fiscaglia, nella stessa giurisdizione parrocchiale, con il sostegno convinto del parroco di Santa Croce di Migliarino. San Vitale aveva così perso non solo il titolo di pieve, ma anche quello di parrocchia e ogni tributo a suo favore. Annesso all'oratorio però rimaneva il vasto beneficio, che nel XVI secolo troveremo nella disponibilità della famiglia degli Ariosti; a San Vitale trascorse parte della sua vita il sommo poeta Ludovico dove non solo coltivò interessi familiari ma ebbe anche una importante storia d'amore. Infine è interessante ricordare che intorno alla riscossione delle decime, la mensa vescovile di Cervia (diocesi ferrarese fino al 1948) promosse una causa presso il Tribunale di Ferrara contro i possidenti dei Comuni di Migliarino e Massa Fiscaglia (siamo ai primi del Novecento), i quali ritenevano di non doverle più pagare in basa ad una legge del 1887 che aveva soppresso le decime spirituali, cioè tutte quelle aventi per iscopo un servizio religioso. Cervia, al contrario, rivendicava il riconoscimento del carattere dominicale delle decime sostenendo ab antiquo il possesso delle terre, che costituivano la dotazione della pieve di San Vitale, da parte della chiesa Romana, possesso confermato - secondo il vescovo cerviense - anche in occasione della devoluzione del ducato estense alla Santa Sede nel 1598. La causa, che fu molto complessa, si concluse nel 1916 con la vittoria dei possidenti. 3.continua ©RIPRODUZIONE RISERVATA