E ora nasce il gruppo di «renziani doc»

di Fiammetta Cupellaro wINVIATA A REGGIO EMILIA «Noi renziani della prima ora!» L'idea l'ha avuta una ragazza di Reggio Emilia che aveva scritto la frase di getto su un cartellone, poi dimenticato alla festa dell'Unità. Qualcuno l'ha letto, l'ha stampato sulle magliette ed è diventato lo slogan dei «renziani-doc». Per distinguersi, spiegano, da quelli che saltano adesso sul carro del vincitore, ma che prima stavano «dall'altra parte». Eccolo il «popolo» di Matteo Renzi, che per la prima volta entra dalla porta principale delle feste dell'Unità nella più rossa delle regioni: l'Emilia Romagna. Duemila persone a Forlì, cinquemila a Reggio Emilia. Sono mesi che il sindaco di Firenze la percorre in lungo e largo, strappando pezzi di consenso proprio in quelle città e paesi che alle primarie gli avevano inferto un notevole 30 a 70 a favore di Pier Luigi Bersani. «Ma ora le cose sarebbero diverse, Renzi alle primarie qui vincerebbe» ammette Valerio Lodola, 60 anni, che da 34 organizza la festa dell'Unità di Borgo Sisa, il piccolo centro alle porte di Forlì da cui Renzi ha annunciato l'intenzione di candidarsi a segretario di partito. «Io cosa voterò? Questa volta per me è importante vincere. Votare Renzi mica significa cambiare partito». I «vecchi» che da decenni allestiscono grigliate e ruote della fortuna (dando al partito soldi sonanti: lo scorso anno solo a Borgo Sisa sono stati incassati in quindici giorni 250mila euro) e che hanno visto passare i big del Pci, poi dei Ds poi del Pd, sembrano certi che bisogna lasciare il passo a chi «anche se non riflette fino in fondo la nostra storia, ci porterà fuori dalle larghe intese». Forlì e Reggio Emilia. A forza di venirci, il sindaco toscano le ha fatte diventare più «renziane» della Maremma e della Versilia. E se prima erano solo i due sindaci, Graziano Delrio e Roberto Balzani, ad essersi schierati con lui alle primarie, adesso lo sbandamento del partito verso Renzi è da percentuali impensabili prima del governo Pd-Pdl. Sono passati con lui, i due segretari provinciali del Pd Marco Di Maio e Roberto Ferrari, più svariati sindaci di entrambe le province, consiglieri regionali e provinciali considerati fino al 25 febbraio super-bersaniani. L'altra sera erano a Reggio Emilia a sentire Renzi intervistato da Bianca Berlinguer. La giornalista lo ha incalzato fino all'ultimo sperando che i cinquemila che erano usciti da casa per venire ad ascoltarlo potessero portarsi via almeno una certezza, una sola, su quello che farà Matteo. Niente da fare. Allarga le braccia Daniela Borghi, militante del Pd volontaria alle cucine. Ha utilizzato un permesso di lavoro per uscire prima, e che dovrà recuperare, per dare una mano al partito e accogliere quello che potrebbe diventare il futuro leader del partito. «Io non ho capito se si candida o no. Strategia politica? Chissà. Certo, quello che ha detto stasera l'aveva detto anche l'anno scorso». ©RIPRODUZIONE RISERVATA