Sul pedalò di notte finiscono in acqua Annega un sedicenne

FERMO Una bravata, prendere il mare in piena notte con un pedalò, senza saper nuotare, e senza rendersi conto che il natante è senza tappi di sicurezza e di lì a poco imbarcherà tanta acqua da ribaltarsi, trascinando lui e i suoi tre amici fra le onde. È morto così, a Lido di Fermo, nelle Marche, Riccardo Galiè, 16 anni, studente di Amandola al secondo anno di ragioneria. È sparito fra i flutti a meno di 60 metri dalla riva, mentre gli amici, Leonardo, Luca e Cristiano, tutti di Amandola, riuscivano a mettersi in salvo. Cristiano è ricoverato per ipotermia nell'ospedale di Fermo, ma se la caverà. Una tragedia, l'ennesima, figlia di un'imprudenza e leggerezza che non sono solo tipiche dei ragazzini. Sempre ieri, in un agriturismo del Trasimeno, ad annegare in una piscina è stato un quarantenne: anche lui non sapeva nuotare. Il 18 agosto Daniele Battocchi, 25 anni, si era tuffato nel Lago di Garda in piena notte dopo una festa. Non è più riemerso, forse stroncato da una congestione. Due giorni prima, a Oleggio (Varese), è morto un albanese di 47 anni, faceva il bagno nel Ticino subito dopo pranzo. A Lido di Fermo Riccardo Galiè era arrivato ieri pomeriggio con la sua comitiva per festeggiare il compleanno di un amico. La festa si era protratta fino a sera, terminando poi in uno chalet del litorale. Alle 4, ancora svegli e con la voglia di veder spuntare l'alba, i quattro ragazzini hanno avuto l'idea fatale: salire su uno dei pedalò azzurri tirati a riva dai bagnini, che come ogni notte tolgono i tappi di sicurezza per scongiurare furti e pericolose uscite in mare. Riccardo e gli amici non fanno in tempo a raggiungere le scogliere che lo scafo è già invaso dall'acqua: il pedalò si inclina e rovescia i quattro in mare. Luca e Leonardo raggiungono in fretta la riva, Cristiano e Riccardo invece restano indietro. I primi due tornano indietro per aiutarli, Cristiano si salva, Riccardo no. Viene trascinato lontano dalle correnti, e ieri mattina, dopo sette ore di ricerche condotte anche con un elicottero della Finanza, la Guardia costiera lo avvista 700 metri più a sud. Sono stati i sub dei vigili del fuoco di Ancona a recuperare il corpo fra gli scogli frangiflutto. Il padre Albano, operaio di un mobilificio, e la madre Graziella, che gestisce una pizzeria, erano in lacrime ad aspettarlo sulla spiaggia. «Eri piccolo... ma eri un grande», le parole della sorella Samantha, mentre il padre gridava «Riccardo, Riccardo...» con le braccia alzate al cielo. In serata la ricognizione cadaverica ha confermato la morte per annegamento accidentale. Il pedalò è sotto sequestro per ordine della procura, che ha aperto un'inchiesta, affidata al Commissariato di polizia di Fermo. «Non si può buttare via la vita così» è stato il commento del sindaco di Amandola, Giulio Saccuti. Il paese dei Sibillini si stringe attorno ai genitori di Riccardo e il giorno dei funerali sarà lutto cittadino.