Azzurri spenti Higuain trascina l'Argentina

di Alessandro Bernini wINVIATO A ROMA «Non so per chi fare il tifo», aveva confidato papa Francesco. Di certo non immaginava che tra italiani e argentini spuntasse fuori un francese, di Brent, sulla costa occidentale della Bretagna. Perché lì è nato Gonzalo Higuain, l'uomo che ha spaccato in due la partita per la gioia di chi tifa Argentina e un po' anche dei napoletani: suo il gol dell'1-0 al 21' del primo tempo, suo l'assist per il 2-0 di Banega in apertura di ripresa. Poi è arrivata una piccola magia di Lorenzo Insigne, sufficiente per illuderci ma non per acciuffare almeno il pareggio. Ritmo argentino. L'Italia è stata a lungo passiva, impaurita e a tratti travolta dal 4-4-2 dell'Argentina che in fase offensiva diventava quasi un 4-2-4, con gli esterni Di Maria e Lamela che si alzavano sulla linea di Higuain e Palacio. In questo contesto diventavano fondamentali gli esterni, e sono pesate le assenze di Abate e soprattutto De Sciglio: timido ai limiti dell'assente Antonelli, mentre Maggio è un po' cresciuto col passare dei minuti. Poche nel primo tempo le ripartenze, con Osvaldo innocuo e comunque sempre isolato, mentre in mezzo al campo Verratti ha fatto una fatica da matti contro Mascherano e il neo laziale Biglia. Se c'era scarsa organizzazione nei primi 45', figuriamoci nella ripresa quando è iniziata la girandola dei cambi. Che peraltro ha mandato in confusione pure l'Argentina. L'Italia, salvata in tre occasioni da Marchetti (subentrato nel corso della ripresa a capitan Buffon), ha comunque trovato la forza per rialzare un po' la testa, colpendo una traversa con Diamanti su punizione, antipasto del gol di Insigne, un destro al giro dai 25' con Andujar fuori porta. Quel de rossi stopper. Ormai Prandelli ci ha abituati al valzer di moduli, ma stavolta si è superato disegnando uno strano 4-3-2-1 con De Rossi stopper, Verratti regista e Osvaldo unica punta, con Bonucci e Pirlo in panchina pergentile concessione alla Juventus visto che domenica c'è la finale di Supercoppa contro la Lazio. Originale visto che più volte il ct aveva fatto capire che De Rossi può essere una soluzione di emergenza in una difesa a tre (come successo in Polonia e in Brasile), ma di sicuro non può fare il centrale di coppia quando si gioca a quattro. E forse avrebbe fatto meglio a non cambiare idea, visto il clamoroso errore di De Rossi dal quale è sbocciata l'azione del gol di Higuain. Osvaldo non c'è. I quotidiani argentini l'hanno definito "el infiltrado de Italia". Traduzione semplice semplice per uno che invece nella vita si complica un po' tutto, da degno partner di Balotelli. Fatto sta che Pablo Osvaldo ha fatto poco per farsi rimpiangere dalla nazionale argentina da lui rifiutata. A suon di litigate ha gettato nel cassonetto prima il biglietto di sola andata per Euro 2012 e poi per la Confederations 2013, adesso non può perdere pure il volo per Brasile 2014 ma deve darsi una mossa. Intanto ieri l'unico segno di vita sono stati i fischi piovuti su di lui all'annuncio della formazione, sia dai tifosi argentini, sia da quelli laziali e pure da quelli romanisti visti gli screzi degli ultimi mesi. In campo si è visto per un paio di falli, un paio di fuorigioco, poco altro. In queste condizioni non può essere la spalla di Balotelli e forse neanche l'alternativa. Speriamo in Insigne protagonista di 20' da leccarsi i baffi, aspettando che El Shaarawy esca dal dimenticatoio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA