Il miracolo eucaristico a Santa Maria in Vado

di Francesco Scafuri* Tra i fatti straordinari a cui accenneremo durante l'itinerario di questa sera, a partecipazione gratuita, riveste particolare importanza il "miracolo eucaristico", che sarebbe avvenuto nella piccola ma importante chiesa di Santa Maria Anteriore (documentata fin dal 971), in gran parte demolita in occasione della costruzione dell'attuale basilica rinascimentale di Santa Maria in Vado (a partire dal 1494-95). Per un certo periodo il piccolo edificio di culto venne officiato dal Capitolo della Cattedrale come parrocchia succursale, mentre solo nel 1115 il vescovo Landolfo la affidò ai canonici regolari portuensi di Ravenna. Fu proprio durante la gestione spirituale di questa congregazione che avvenne secondo la tradizione il "miracolo eucaristico" del 28 marzo 1171. Era il giorno di Pasqua e si stava celebrando la Messa nella piccola chiesa alla presenza del priore Pietro da Verona, di tre canonici e di numerosi fedeli, quando, al momento dell'elevazione dell'ostia consacrata e mentre il sacerdote la spezzava, spruzzi di sangue sgorgarono da essa e andarono a lambire la piccola volta dell'abside sopra l'altare, che riporta ancora tracce dell'evento. Per i credenti il miracolo confermava in modo eclatante alcune questioni di basilare importanza nell'ambito della dottrina della fede, come la reale presenza di Gesù nell'ostia consacrata e la Santa Messa intesa come il rinnovarsi del sacrificio divino. L'evento rivestì inoltre una rilevanza ancora maggiore, se si pensa che avvenne in un momento delicato per la vita della Chiesa, nel quale erano parecchie le voci eretiche, basti ricordare i patarini o i catari, movimenti ereticali che negavano proprio alcuni dogmi fondamentali. Da allora la volta della piccola abside, che si trovava a quei tempi (cioè nel XII secolo) in corrispondenza della quarta cappella di destra dell'attuale basilica, (mentre la facciata della piccola chiesa era dalla parte opposta, cioè verso via Scandiana), divenne luogo di culto e di pellegrinaggio. La fama del Preziosissimo Sangue giunse ben presto fuori dall'Italia e persino nella lontana Inghilterra. Infatti, grazie ad uno studio di Antonio Samaritani del 1985, apprendiamo che esiste una documentazione in cui si parla del fatto prodigioso, se non proprio contemporanea, immediatamente successiva all'evento del 1171. Si tratta di un'opera dal titolo "Gemma ecclesiastica", scritta attorno al 1197, cioè soltanto 26 anni dopo l'evento prodigioso ferrarese. L'opera è conservata alla Biblioteca Lambertiana di Canterbury e l'autore è lo storico inglese Giraldo Cambrense, che ai suoi tempi era famoso in tutta Europa, tanto da essere ricevuto nel 1199 da papa Innocenzo III, come ricordava Luciano Chiappini. Giraldo dedica un apposito capitolo ai miracoli eucaristici, descrivendo per primo quello di Ferrara del 1171 e poi, tra gli altri, quelli altrettanto importanti di Rouen e di Chartres (quest'ultimo sarebbe avvenuto tra il 1178 e il 1181). Ebbene, egli ritiene di non soffermarsi più di tanto su tali prodigi perché ricorda che erano già stati illustrati in scritti di altri; da cui ricaviamo che il fatto straordinario avvenuto nella chiesa ferrarese era piuttosto noto anche fuori dall'Italia poco dopo l'accaduto. Le vicende della piccola volta nei secoli successivi saranno illustrate questa sera al pubblico, tuttavia, vogliamo ricordare che, prima della chiusura della basilica di Santa Maria in Vado a seguito del sisma, una delle opere più importanti da visitare al suo interno era senz'altro il "Tempietto del Preziosissimo Sangue", che si trova nel transetto di destra: si tratta di un piccolo santuario, raffinatissimo nelle linee architettoniche, costruito nel 1594 dall'architetto Alessandro Balbi attorno ai resti della volta macchiata dal sangue miracoloso (qui trasportata dopo il 1504), che per i fedeli ha assunto nei secoli il valore di straordinaria testimonianza dell'evento prodigioso risalente alla Pasqua del 1171. Per queste e per le tante opere d'arte di importanti artisti che la basilica contiene, quali Giulio Cromer, Domenico Monio, Carlo Bononi e Giuseppe Antonio Ghedini, possiamo affermare che si tratta di un edificio di culto davvero speciale e non si può che auspicare ardentemente che venga riaperto al più presto; anche perché conserva un mistero, lo straordinario mistero dell'eucarestia e dell'esistenza stessa dell'Onnipotente, che neppure un evento così portentoso come il miracolo del 1171 ha voluto svelare fino in fondo, quasi a rinnovare in ciascun credente l'impegno quotidiano della fede. *Responsabile Ufficio Ricerche Storiche del Comune di Ferrara