Quella «balla colossale» raccontata alla questura

ROMA «Ho potuto dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio che quella notte i vertici e i funzionari della questura, a seguito di una interfenza del presidente del Consiglio rilasciarono la minore e la affidarono a una prostituta, tramite Nicole Minetti». Ilda Boccassini definisce quello che accade nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 «il fattaccio». È l'evento imprevisto da cui parte l'inchiesta, innescato da una «scheggia impazzita», Katia Paquino, la giovane donna che, dopo averla ospitata, denuncia Karima, in arte Ruby Rubacuori, per il furto di tremila euro e la ragazza, all'epoca minorenne, finisce davanti ai poliziotti con l'accusa di furto. Ed è qui, secondo la procura, che si consuma la concussione da parte del premier. Ad avvisare Silvio Berlusconi che la ragazza è finita nei guai è la brasiliana Michelle Conceicao. Il Cavaliere, che è a Parigi a un vertice Ocse, chiama il capo di gabinetto del questore, Pietro Ostuni, spiegando che la ragazza è la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak e che manderà Nicole Minetti, all'epoca consigliere regionale, a prenderla. Ruby così, sostiene l'accusa, lascia la questura in contrasto con le disposizioni del pm dei minori Annamaria Fiorillo, che aveva stabilito che Ruby fosse affidata a una comunità. «Quando Ostuni chiamò il questore sapeva benissimo che la storia della nipote di Mubarak era una balla colossale» sostiene Boccassini, «sapeva benissimo che la ragazza era minorenne, marocchina e scappata da una comunità», e tutti gli elementi raccolti dimostravano che «viveva come una prostituta». «Pensate davvero che non si fossero resi conto che c'era un interesse personale del presidente del Consiglio?» chiede il pm in aula durante la requisitoria, parlando di «ingerenza» e «pressioni» da parte dell'ex premier. Con questa «bufala», «una scusa grossolana», dunque, Ruby viene rilasciata e affidata a Nicole Minetti che, afferma il pm, faceva «il doppio lavoro: gestiva le case di via Olgettina dove vivevano le ragazze che si prostituivano» e rappresentava le istituzioni in consiglio regionale, «pagata dai contribuenti». Anche Minetti, così come Emilio Fede e Lele Mora, secondo Boccassini, sapeva che Ruby era minorenne quando frequentava Arcore. «C'era una batteria, quasi un apparato militare per proteggerla» è l'accusa. «Possiamo credere che tutto sia statofatto per proteggere una povera ragazza?» chiede ancora il pm, secondo la quale durante il processo alcuni testimoni «sono stati costretti a mentire», mentre «le persone che sono state sentite – afferma riferendosi alle ragazze convocate come testimoni della difesa – sono a libro paga di Berlusconi». A mentire sarebbe stato anche Silvio Berlusconi durante le sue dichiarazioni spontanee: «Ma può farlo, è un suo diritto di imputato». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA