Squinzi: subito via l'Imu per le imprese

di Andrea Di Stefano wMILANO «È lapalissiano» che «se vogliamo far ripartire il Paese, dobbiamo cominciare dalle imprese». La posizione del Presidente di Confindustria sul nodo Imu sulle attività imprenditoriali è molto netta anche se poi Giorgio Squinzi, rispondendo all'alternativa tra costo del lavoro e Imu, ribadisce che «sul primo bisogna intervenire assolutamente. Anche l'Imu, però - aggiunge - è importante per far ripartire il paese attraverso una rimodulazione o un contenimento del suo impatto». L'imposta sugli immobili, infatti, «impatta in maniera molto diretta sul settore delle costruzioni che è quello più penalizzato in questo momento». Un settore che «negli ultimi 18 mesi ha perso 450mila posti di lavoro» e dal quale potrebbe ripartire la crescita dell'Italia. In ogni caso, secondo il leader degli industriali, «una tassa sulla proprietà c'è in tutto il mondo, non dimentichiamo però che sicuramente nel nostro paese bisognerebbe rimodularla in modo più equilibrato, magari anche tenendo conto delle fasce di reddito». Al Presidente di Confindustria fa eco Carlo Sangalli che sostiene che «la prima emergenza che abbiamo di fronte è di raffreddare un'estate che si presenta rovente perché Imu, Tares e aumento Iva comportano per imprese e famiglie un collasso che non sono in grado di sostenere». «Noi chiediamo la sospensione immediata dell'Imu riguardo gli immobili strumentali ed eventualmente agli alberghi», ha sostenuto il presidente di Confcommercio e Rete Imprese Italia. Inoltre «chiediamo che venga eliminato l'aumento dell'Iva e che la Tares venga spostata il prossimo anno. Per fare questo bisogna agire con più coraggio». Ma le richieste avanzate dal sistema delle imprese non sono di facile soluzione per il Governo Letta. Il calcolo dell'Imu sugli immobili d'impresa (quelli che vengono chiamati strumentali, cioè direttamente riconducibili allo svolgimento delle attività come capannoni, impianti industriali, cliniche private ecc) si effettua moltiplicando il valore catastale per il coefficiente 65 (era 60 nel 2012) e applicando un aliquota di base dello 0,76% incrementabile sino all'1,06% da parte dei Comuni. In realtà esisteva già a disposizione delle amministrazioni locali uno strumento per ridurre l'aliquota allo 0,4% per gli immobili strumentali ai soggetti già sottoposti all'Ires (cioè l'imposta sul reddito di impresa) ma quasi nessun comune ha utilizzato questa agevolazione. Complessivamente il gettito previsto dall'Imu sugli immobili d'impresa è stimato dalla Ragioneria dello Stato in 6 miliardi di euro e la prima rata di giugno vale esattamente il 50,5% del gettito, cioè ben 3 miliardi di euro, quasi il 50% in più della somma indispensabile per evitare dal primo luglio l'incremento dell'Iva di un punto percentuale (dal 21 al 22%). Se si considerano, poi, alberghi e negozi il gettito addirittura raddoppia: sui negozi si applica un moltiplicatore di 55 del valore catastale e l'aliquota dell'Imu è pari allo 0,76% con il tetto sempre all'1,06% e una media allo 0,96%. Su tutti gli immobili strumentali d'impresa l'Ici è sempre stata operativa ma con le modifiche introdotte con l'Imu, effettivamente, il carico sulle imprese è cresciuto dell'8,3% solo quest'anno. Che l'abolizione dell'imposta sugli immobili non sia la panacea dei mali dell'economia del paese lo sostiene, però, persino il presidente dell'Associazione dei costruttori: «Non possiamo passare anni a discutere solo di Ici o Imu. Il Paese non aspetta più: dobbiamo creare lavoro, dando occupazione e per farlo in breve tempo non possiamo non partire con il rilancio dell'edilizia». Alla politica e al Governo l'Ance chiede più coraggio «si vari subito un piano Marshall di ricostruzione del Paese: scuole, strade, case per i meno abbienti. Cose necessarie e che - afferma Buzzetti - possono creare migliaia di posti di lavoro come già sta accadendo negli Usa, in Giappone e anche in Francia e Germania». ©RIPRODUZIONE RISERVATA